Categorie
Articoli del Blog Ironia Pensieri Storie

La procrastinazione è una malattia. Curati più tardi.

“Dovrei proprio mandare questo messaggio, giusto per tenere l’attenzione alta su questa cosa nel gruppo Whatsapp. Adesso lo mando.”
Ma le mani non si muovono.

Cosa ti succede? Fino a due secondi fa non eri tetraplegico, nè avevi le dita anchilosate.
Controlli meglio: stai facendo altro. Il piccolissimo centro di controllo nel tuo cervello si calma: non è successo niente di grave, sei solo impegnato, non puoi mandare quell’importante messaggio adesso, lo farai più tardi.

Ora sei troppo impegnato a girare la rotellina del mouse per guardare le ultime notizie su Facebook.

Scroll. Srrrrllll. Srol. Scroll.
“UN VIDEO DI CANI!”
Video di cani. Tre video di cani. Dieci video di cani (un mi piace ciascuno), finchè non vedi sotto, lampeggiante, una gif animata di un serpente che si morde la coda.
“COME IN SNAKE!” (mi piace)

Il miniaturizzato centro di controllo nel tuo cervello si inizia a scaldare, perchè ok che avevi da fare ma dopo venti minuti di nulla scatta il Programma Priorità.
Dopo tanto, tanto procrastinare ti viene un piccolissimo moto d’ansia. Quello è il Programma Priorità: l’ansia.

“Be’, direi che possa bastare, il gruppo su Whatsapp ha bisogno del mio suggerimento, c’è bisogno che l’attenzione sull’incontro di giovedì rimanga alta”, e allora da bravo scheduler prendi in mano il cellulare, apri Whatsapp e…

Ma dove extracazzo è il gruppo che cercavo?
Si chiama “Humboldt ci fa una sega”, dedicato al grandissimo cartografo e filosofo e chi si ricorda cos’altro. E’ un gruppo universitario, dovrei anche averci messo una stellina all’inizio del nome per vederlo meglio nei miei venticinque gruppi e trenta conversazioni.

“Eh, sì, ma poi cos’è che dovevo scrivere?

…non è che mi stia perdendo qualcosa su Facebook?”

Abbandoni Whatsapp, con la promessa a te stesso che non sarà per sempre, e il tuo pollicione va a memoria: Facebook su cellulare.

L’equivalente dello scroll sul cellulare è swish, tipo la pubblicità dello shampoo, perchè i capelli non fanno swish neanche se sono finti ma nemmeno il pollice sullo schermo mentre spinge giù la pagina con un sofisticato sistema di specchi e leve.

Ah, mi è venuto in mente! Il messaggio era il seguente:
“Regaz, ma poi giovedì chi fa la macchina? Ma soprattutto, chi riesce a venire con la cartellina?”

Ma che cazzo di cartellina era poi? Boh.

Esce Facebook, entra Whatsapp.
Colpo di scena: il gruppo era esattamente al terzo posto della lista, perciò sei un pirla a non averlo visto. Anche perchè ha quella porco cane di stellina, esattamente come ti ricordavi.

Apri, scrivi: “Regaz, ma poi giovedì-”

Aspè. Era giovedì? O mercoledì?
Pausa. In più la musica di Spotify ti distrae terribilmente: è giunto il momento di mettere Florence + The Machine. Basta con questo John Lennon consigliato dall’algoritmo. “Algoritmo, è da anni che mi frequenti e di me non hai ancora capito un cazzo: JOHN LENNON MI STA SUI COGLIONI! GIMME SOME TRUTH LA ODIO! Vaffanculo, scelgo io.

Uellà, un messaggio. Figa?
Eh, figurati se ti scrive della figa! No, è quel cretino di Piero, ti manda un’immagine cretina e tu ridi da cretino, gli rispondi da cretino e fate un discorso cretino, e per l’ennesima volta non ti accorgi che hai perso il filo del messaggio nel gruppo.

A un certo punto il centro del controllo del corpo, quello piccolissimo nel tuo cervello, si sta per scaldare davvero. Quel messaggio deve essere mandato, e a qualsiasi costo.
C’è un risveglio improvviso nelle tue sinapsi che ti fa aprire all’improvviso gli occhi, anche fisicamente, e guardi nel vuoto perchè sei troppo concentrato a pensare a cosa dovevi fare.

E’ un attimo: il messaggio del gruppo, quella cazzata del messaggio che ci vorrebbe un secondo in condizioni normali, ma tu sei malato.
La malattia si chiama procrastinazione, ne soffre un miliardo e mezzo di persone, più o meno la popolazione della Cina.
O più?
O meno?
Va be’, poco importa. Importa che non sei da solo, che ti puoi curare. Puoi metterti un elastico al polso da pizzicare, tiene l’attenzione viva e procrastina la procrastinazione.

“Ma sono più o meno che in Cina poi?”
Ma che ne so…vai a vedere su Google. Ma poi il messaggio nel gruppo l’hai mandato?
“Ci penso più tardi”.

Ma infatti.

Categorie
Articoli del Blog Storie Suggestioni sensoriali

L’amore è quel che giace tra porno e noia

Se leggessi il mio blog da persona estranea a me stesso, reputerei Ruben Giovannoni una persona estremamente annoiata, o almeno la mia sensazione è questa. O forse ho questa visione di me e della mia vita, il che la dice lunga sulla mia soddisfazione personale.
Ed è strano che proprio nei periodi di noia, apatia, grigiore quotidiano si sviluppi tutto il mio spirito artistico sotto forma di scrittura, pittura, idee produttive e immagini mentali di come potrei modificare il mondo che mi circonda.

Tutte stupidate, mi rendo conto. Ciò che conta è quello che faccio, magari qualcosa che possa esaltare la mia mente. Qualcosa che una volta esposto, con finta modestia, mi porterebbe a dire “sì, ma è una scemata”.

Insomma, mi perdo pure nei miei stessi concetti, se non fosse chiara la mia situazione di noia.
E’ come se stessi lasciando agire il mondo intorno a me. Mi sento lambito dalla realtà, leggermente sfiorato. Mi muovo giusto per non lasciarmi sopraffare dall’esistenza altrui.

Non mi innamoro per noia. Anzi, non mi innamoro mai. O meglio, mai tranne quando ne vale la pena. La faccio sembrare una scelta, ma ci si innamora solo quando lo si capisce. Te ne accorgi a cose fatte. Sai che quello che vuoi è passare la vita con la persona che ti permette, anche, di lasciarti talvolta lambire dall’eterno scorrere del tempo e di chi lo popola esistendo.

La pornografia è la plastificazione del massimo motivo per cui siamo al mondo: riprodurci godere.
Porno e noia si rincorrono in queste giornate di solitudine mentale, intervallate da un amore mai visto.

Mi dai motivo di sperare in qualcosa di meglio. Sì, tu.
Non la bionda bolognese che si sfiora le braccia ascoltando il professore in Azzo Gardino. Quella, probabilmente, è un’emanazione mentale del mio modo di vedere la pornografia.
L’amore è altro, sto cercando un’interprete: e vorrei fossi tu.