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Le sei di domenica mattina

Cambia prima l’orario che le cattive abitudini.

“Siamo solo noi, che andiamo a letto la mattina presto, e ci svegliamo con il mal di testa”

Stamattina erano le sei, e l’unico indizio che ho avuto a disposizione per intuire l’orario è stato il cielo che da nero e buio come la stanza si era fatto, senza avvertire nessuno, blu: sempre scuro, ma quel blu che sta lì a dirti “Ma ti rendi conto di che ore sono?!”.

Il cielo, certe mattine, ti redarguisce solo cambiando colore: come solo una moglie in un matrimonio ventennale può fare, cambiando però colore del volto.

Sottovoce, tutto sottovoce, come a far finta di non essere lì, al buio, a rivestirci.

Ci metti due passi – uno prima e uno dopo lo stipite della porta – per focalizzare meglio qualcosa di particolarmente surreale.

Il cielo, blu in schiarita, è coperto solo fino a metà. Come fosse stato colorato da uno scolaro elementare non particolarmente capace a colorare. Un quarto, quello in alto, blu, tre quarti in basso neri: le due sezioni divise da una linea irregolare, come una cresta montuosa.

La pianura padana s’è fatta montagna, ho pensato stamattina.

Sono entrato in quella casa in pianura, sono uscito con una vista sull’altopiano più bello del mondo: la mia pianura s’è fatta montagna per qualche ora.

Non ho fatto nemmeno foto, visto che sarebbero apparse sfuocate o terribilmente stupide.

Non ho fatto nemmeno una foto al riflesso della luna, che mi rincorreva nel fosso rigonfio d’acqua, mentre andavo rilassato correndo con la macchina.

Non puoi registrare tutto con dei fotogrammi, ma sicuramente commetti un crimine contro la natura e contro la bellezza se non fai di tutto per ricordare certe suggestioni.

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Ricomincia tutto a Pasqua (una resurrezione, insomma)

Terza (o quarta?) inaugurazione di un blog.

La paura che questa sia l’ennesima falsa partenza è palpabile, ma non è nemmeno paura: è più quella sensazione che tutto ciò che fai possa venire considerato alla stregua di una stupidata.

Avevo parecchia gente che mi seguiva, nel mio amato blog blu (sburevtuti2.spaces.live.com: l’ho scritto così tante volte che tutt’ora, a distanza di tre anni dall’ultima volta che ho scritto il link per esteso, le dita vanno da sole e lo scrivono in due secondi), e tutti quelli che mi seguivano erano felici di leggere che qualcuno con un mezzo di comunicazione quale può essere un blog vivesse le loro stesse esperienze, che allora erano delusioni amorose, esperienze scolastiche, o pensieri divertenti seguiti da battute o immagini.

Insomma, i 15enni amavano leggere esperienze da 15 enni da parte di un 15enne che non scrivesse solo “cè va bè k skifo la vita vaffankulo -.-” “, ma che magari sapesse e avesse la voglia di mettere in fila frasi sensate, discorsi spigliati, e che parlasse di scuola, di amici, di problemi a scuola, di problemi con gli amici.

Se trovassi un ragazzino di quindici anni che scrivesse come scrivevo io (sì, modestia a parte, cazzo) lo leggerei con entusiasmo, e anche con un po’ di quella nostalgia che alcuni scrittori definiscono “tipica dell’adolescenza”, ma che credo sia innegabilmente parte di ciascuno di noi in ogni sezione della nostra vita.

Taglio il post prima che possa appassire, conscio che non mi leggerà nessuno, in tempi brevi.