Se non lo sapevate, ho un blog che uso poco e ci scrivo cose inutili che nemmeno rileggo (era da più di un anno che non scrivevo ed eccomi qua)

Ormai non so neanche più come cominciare un intervento del mio blog. È una cosa disarmante, ma non posso che prenderne coscienza e farmene una ragione.

Ho spesso utilizzato questo blog come un mio sfogo personale, da una parte, e dall’altra speravo che qualcuno, leggendo i miei post, ci si potesse ritrovare, almeno un po’. È un po’ un meccanismo empatico, di quelle automazioni istintive che ti portano a scrivere online che, alla fine dei conti, è un hobby come un altro nonostante la quasi totale mancanza di pudore.

Ma è nata prima la mia mancanza di pudore nello scrivere pensieri online, o la curiosità e la speranza che qualcuno, conosciuto o sconosciuto che fosse, potesse specchiarsi nei miei pensieri? Forse il non pensare di essere da soli a pensare o provare una cosa è un grande motore di aggregazione, chi lo sa. Io penso di sì.

Mi sono ritrovato a 16 anni a scrivere di litigi e di compagnie distrutte, come mi sono trovato a 21 a scrivere di paesi crollati e ricordi. Ho scritto anche di viaggi, sesso e amore, e sono sicuro che per ognuno di questi argomenti qualcuno avrà detto, fra sé e sé, “Di qui ci sono già passato”. All’essere il primo a fare qualcosa, preferisco l’essere insieme, anche solo mentalmente.

Detto questo, era da un sacco di tempo che non scrivevo sul blog, e non so neanche perché non ho scritto per così tanto, ma essendo un progetto singolare (nel senso di portato avanti da una sola persona e letto da poche altre) non credo sia un problema di portata mondiale. Forse, però, questo calo di ritmo è indice di qualcos’altro.

La vita, man mano che si svolge e si srotola la pergamena del tempo, mi sta facendo perdere un po’ di magia. Un po’ alla volta sto perdendo la speranza nel domani, che sembra una cazzata scritta così ma è esattamente quello che provo.

Ognuno di noi vive cose traumatiche, è l’essenza della vita perché ancora più delle cose belle, le cose brutte ti fanno crescere.

Si cresce a traumi. Succede a tutti.

Più che rafforzarti, ti raffreddano. Ti distaccano dalle preoccupazioni. Diciamo che è come se ti si spegnesse un po’ la luce interiore, in modo da capire ancora meglio quali sono le cose più luminose delle altre. Così da scegliere più facilmente quali lucciole rincorrere, e quali schiacciare.

Questa luminosità abbassata mi ha spento anche la creatività e, per tornare all’inizio e collegare un po’ il tutto, non mi sento più in dovere di esternare sentimenti o esperienze. O peggio, certe volte mi piacerebbe ma mi fermo prima di iniziare perché o mi sembra stupido, o mi sembra di non trovare mai le parole giuste.

Ma questo è il mio blog: non ho quasi mai trovato le parole giuste, non vi stupirete se continuerò così, claudicante nella selva della lingua italiana, a cercare un po’ ovunque di quali stracci farvi il vestito.

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