Sono un Indeciso – Autocoscienza per decidere cosa votare il 4 dicembre

Per strada tante facce
non hanno un bel colore,
qui chi non terrorizza
si ammala di terrore,
c’è chi aspetta la pioggia
per non piangere da solo,
io sono d’un altro avviso,

son indeciso.

Lo ammetto, esco allo scoperto: sono ancora un indeciso.

Alle ultime elezioni in America è assurto agli onori della cronaca tale Ken Bone, un pacioccone in maglione rosso che in uno dei dibattiti tra Hillary Clinton e Donald Trump, quello con la platea composta da elettori indecisi, ha fatto un intervento chiedendo delle posizioni dei candidati sulle politiche energetiche.

Sarà che questa è stata l’ennesima campagna elettorale immatura, impulsiva e assolutamente nociva per la vita democratica di questo Paese, ma sono ancora dello schieramento di cui fa parte Ken Bone il Pacioccone e che in Italia è da anni lo schieramento più rappresentativo dell’elettorato.

Sono sempre stato, specie in politica, per le discussioni sane e pacifiche che abbiano come argomento il merito dei problemi; quando la maggioranza degli elettori ha come spinta propulsiva verso la cabina elettorale la mera e sola protesta politica e quando quegli stessi elettori non riescono a sostenere una discussione su una importantissima riforma costituzionale facendo slittare tutto il discorso su quanto odiano il Governo in carica, allora è chiaro che qualcosa non va per il verso giusto. Ma non è mio interesse analizzare cosa non vada nella discussione politica degli ultimi anni.

Questo è un intervento piuttosto egoista, nel senso: è un post che scrivo per me come esercizio di autocoscienza per capire se questa riforma, non perfetta, possa piacermi al punto da votare Sì; oppure se questa stessa riforma, proprio dal momento che NON è assolutamente perfetta, non è meritevole di essere approvata.

Sono stato a un dibattito in cui un parlamentare del PD esaminava e spiegava in modo molto chiaro i motivi per cui votare Sì, e ammetto che quella sera mi avesse convinto. La situazione non è mutata per, diciamo, qualche mese. Il mio è stato un movimento verso il centro: ero sicuro di votare Sì, perchè l’idea di una riforma costituzionale impostata come la volevano fare i Democratici mi piace da anni. Visto il risultato dei lavori parlamentari mi sono raffreddato parecchio, con le maggioranze variabili ad ogni passaggio, Forza Italia che prima appoggia la riforma e poi per ripicca, come i bambini, decide che “il testo non è come concordato e non va più bene”, guarda caso, proprio dopo l’elezione di Mattarella (fortemente voluto dal Presidente del Consiglio e spinto senza consultare nessuno di Forza Italia, dopo i tira e molla che si sono succeduti nei giorni delle elezioni). “Voi votate il Presidente senza di noi? Benissimo, allora fatevi da soli anche la riforma”.

Quello che non mi convince di questa riforma sta parzialmente nelle stesse parole del parlamentare del Partito Democratico di cui parlavo prima, e in altri deputati e senatori che nei mesi sono stati intervistati: il concetto che tutti insieme, quasi all’unisono, esprimono è che la riforma, così com’è in alcuni punti, è il risultato di negoziazioni con le altre forze politiche, perciò loro stessi non sono del tutto soddisfatti del testo, ma – aggiungono – è stato il massimo che hanno potuto fare in quelle condizioni, ed è nonostante i tagli e le aggiunte fatti per arrivare a punti in comune, una buona riforma.
Sarà che sono fuori dal Parlamento e non so come funzionano alcune cose, o sarà un briciolo di immaturità, ma una riforma imperfetta o mutilata, o potenzialmente fonte di dubbi da parte delle forze politiche che popoleranno il Parlamento nei prossimi anni non mi soddisfa. Mi sembra un lavoro fatto a metà e accettato da chi l’ha fatto perchè “altrimenti si rimanderà in eterno” e “perchè almeno siamo arrivati ad una riforma, mentre gli altri no”.

Non sono, di solito, uno che non accetta altro che il massimo; capisco quando bisogna scendere a compromessi e accettare un risultato minore per il bene dell’accordo e, in definitiva, del risultato finale. Ma una modifica così importante della Costituzione della Repubblica non dovrebbe essere una cosa “parzialmente giusta”, dovrebbe essere semplicemente perfetta, ben pensata, preparata e spiegata in anticipo. E voluta da (quasi) tutti, ma capisco che quest’ultimo punto sia praticamente impossibile e quasi inconcepibile, dal momento che ci saranno sempre forze politiche che sfruttano l’occasione elettorale come propulsione politica.
Per non parlare della combinazione di riforma costituzionale e Italicum, che andrebbe ben oltre gli obiettivi del legislatore di permettere più ampi spazi di manovra all’esecutivo con una maggioranza importantissima e con tempi di legiferazione molto più veloci degli attuali. Basta che la coalizione di Salvini vinca al ballottaggio alle Politiche e ci troviamo una coalizione di ultradestra che ci chiede di uscire dall’Europa, così senza preavviso. Mi inquieta.

Poi, la questione del Senato: secondo me, sarebbe stato meglio abolirlo del tutto oppure: tot rappresentanti per ogni Regione per un massimo di 100 senatori e si creava una vera Camera delle Autonomie che avesse, come poi è nella Riforma, funzioni differenti dalla Camera dei Deputati. Ad elezione diretta, ma non per un rischio democratico: semplicemente per avere il controllo diretto del nuovo Senato, senza pasticci di elezioni di secondo grado o schede elettorali a parte (che oltretutto sono ancora da decidere, e si decideranno solo se vincerà il Sì come è normale che sia, cioè è al momento ancora materia fumosa).

Queste sono le mie ragioni per il No. Sembrano poche, ma mi bastano per essere in crisi di coscienza. E non tiro in mezzo le questioni che lasciano il tempo che trovano come la lunghezza dell’articolo 70 che passa da sole nove parole a qualche centinaio (che mi viene da dire: l’avete letto? perchè è molto esplicativo e spiega per filo e per segno quando dove e come le due nuove Camere agiscono e su cosa: la lunghezza è necessaria dal momento che le funzioni sono differenziate. Se poi non volete la roba lunga perchè non la capite sono cazzacci vostri).

D’altra parte, il Sì non distruggerà la democrazia nel nostro Paese; il fatto che non si voti più il Senato (o almeno così dicono per ora) non toglierà potere decisionale al Popolicchio sovrano che non si informa e ascolta solo la versione sparata dall’altoparlante del partito di riferimento; la Riforma non è scritta dalle banche, che non guadagneranno nulla dalla velocità con cui si approveranno le leggi o da un Senato mutilato o pressochè inutile (ma come fate a pensare sempre alle banche?! Neanche chi lavora in banca pensa così tanto alle banche, miseria ladra); il Senato non sarà sempre e per sempre in mano al PD, come dice Silvio Berlusconi che adduce, come motivazione, che “La Suinistra controlla diciassette Regioni su venti, e avrà sempre 60 senatori su 100”, argomento che è senza alcun fondamento dal momento che non è stato ancora deciso come verranno eletti questi benedetti senatori.

Se volete altre informazioni, e le volete imparziali e che rimangano nel merito delle questioni senza passare per bastaunsi.it o beppegrillo.it, vi offro in modo veloce qualche link:

Il Post – Tutto sul referendum costituzionale

(perfetto, veloce, esplicativo)

Internazionale – Tutte le domande sul referendum costituzionale

(con le posizioni del No e del Sì, molto utile)

The Post Internazionale – Perchè votare sì o no al referendum costituzionale

(con i pareri di validi e famosi costituzionalisti, per una parte e per l’altra)

Ci sono tantissime altre fonti su internet, ma per farvi un’idea vera e accurata, vi scongiuro: state attenti a quello che leggete. E poi, una volta in pace e creata un’opinione, votate. Sperando che non sia come dice Emma Bonino, cioè che “per una volta non mi vergogno di votare il meno peggio”. Convincetevi e votate.

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