Sulla morte della creatività, e altre cose carine

Ho iniziato a capire Bukowski.
Non per la sua lascivia, o per il suo alcoolismo, o per qualsiasi altra cosa che non abbia a che fare col suo modo di scrivere. L’ho iniziato a capire dopo avere letto un centinaio di sue pagine, e ora gli sono quasi affezionato.
Mi trovo nel suo scrivere sempre di esperienze vissute in prima persona. Non che l’abbia sempre fatto, sia chiaro; ma quando butto giù a parole quel che mi capita è tutto liscio, non ha quasi neanche bisogno di correzioni. Tutto si autocompleta: le frasi acquisiscono la loro forma finale un millisecondo prima di diventare impulso nervoso. Non sono mai riuscito a scrivere di esperienze fantastiche, personaggi inventati o, che ne so, azioni veloci o delitti contorti. Qualsiasi personaggio di cui ho riportato le esperienze, se non reale, è realistico e intinge direttamente la sua vita nella vita di qualcuno che vive davvero. Ogni vita è un calamaio, e ogni vissuto è puro inchiostro di mille colori. È la mia ispirazione.

Ho amici che scrivono di thriller, o gialli; altri miei amici si buttano sulle storie brevi, e li capisco. Sono tutti leggibilissimi e li ammiro tutti molto. Auguro a loro lo stesso che auguro a me: di migliorare, o di essere notati.
Forse quando scrivo senza avere in mente una storia, o dei personaggi ben definiti, succede una cosa strana: è come se parlassi con me stesso, con una piccola platea.

Alcune volte bisogna scrivere, ne sento l’impulso come quando si deve andare in bagno. Altre volte no: anche quando mi sforzo di pensare a spunti interessanti e stimolanti mi trovo con lo stomaco chiuso a gingillarmi in altre faccende, a pensare a quanto non sia portato per questa o quest’altra cosa; a trovarmi inadeguato, ecco tutto.
Mi sento continuamente inadeguato. E probabilmente lo sono. L’ho dimostrato a me stesso, e a persone che credevano in me; più che inadeguato, immaturo.
Mi piacerebbe dire che “ci sta, sono giovane”, ma 24 anni sono tanti. Non sono tanti, ma sono tanti, non ci prendiamo in giro. Ognuno è plasmato dal proprio vissuto, ognuno ha le proprie esperienze e finisce a fare quello che ha sempre desiderato; oppure no. È pur sempre una questione di impegno, e alcune persone non imparano mai ad impegnarsi. Per impegnarsi serve impegno costante, è un cane che si morde la coda.

E probabilmente serve impegno anche per scrivere con costanza nel tempo, per trovare l’ispirazione e non sentire (quasi) mai quella sensazione di inadeguatezza che risale arrampicandosi tra le pareti dell’esofago per arrivare alla bocca, diventando un ruttino di sensazioni negative.

Mi viene da pensare: “Scrivi qualcosa tutti i giorni, piano piano migliori e magari cresci così tanto da diventare veramente bravo!”, ma non è un pensiero entusiasta. È un pensiero che parte dal dover fare qualcosa, e non sono quel tipo di persona che riesce a godersi troppo un dovere, a meno che non sia davvero divertente. Scrivere senza ispirazione non è divertente.

Mi viene in mente PewDiePie, lo youtuber più seguito al mondo. Se non lo conoscete, guardate l’ultimo anno di sue produzioni, lo consiglio. Pubblica un video al giorno.
Un video al giorno. Da anni. È la sua routine quotidiana, è il suo lavoro e guadagna grazie a questo, non mi interessa quanto di preciso (milioni).
È un lavoro, ma è un lavoro creativo. È un lavoro creativo che parte da zero, da un’idea che gli deve venire ogni giorno, e ogni giorno deve sembrare divertito, accattivante.
Un lavoro creativo che lo ha portato più volte al punto di rottura. Negli ultimi pochi mesi, dopo anni di video senza interruzioni, si è preso due pause di una settimana. Ok, di cosa stiamo parlando? Non è un problema.

Nel suo ultimo video ha detto esattamente quello che ti aspetteresti da una persona che si è autocostretta in una gabbia dorata. “Pensavo di riuscire a farcela, ma non ho più tempo per fare nulla, questi video mi stanno prendendo troppo tempo e sono molto stressato nell’ultimo periodo. Sono triste, deluso da me stesso ma ringrazio tutti voi perché mi state vicini”.
È il riassunto del discorso che ha fatto nel video, quasi senza montaggio e della durata di pochi minuti. Una bandiera bianca, una sua dolorosa presa di coscienza.
La questione è: non sto parlando di finire come lui, a dover produrre creatività a ciclo continuo e velocità industriale, ma anche a livelli inferiori di quantità e velocità sono sicuro senza ombra di dubbio che la qualità ne risentirebbe sensibilmente.

Scrivo solo quando sono d’umore nero, o quando vivo qualcosa di talmente inenarrabile che deve essere narrato. Cose strane, normali, bellissime, bruttissime, sempre vere. Cerco sempre di essere vero, il più possibile. E non lo faccio per “voi”, lo faccio solo per me. Non per egoismo, sia chiaro: per qualità del prodotto. Spero di riuscirci il più possibile.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.