Una storia lunga un passo

La bellezza (esteriore) di certe persone è destabilizzante. Camminano verso di te sotto i portici, umani come te, ma in un certo senso di un’altra specie.
Non c’è uno standard, non esiste un’asticella o una valutazione finale, o almeno non si può essere giudici efficienti nell’arco di venti passi: ci sono, però, caratteristiche fisiche che colpiscono.
Ci sono persone a cui spiccano, nella loro normalità, gli occhi. Roba da dichiarazione d’amore: profondi, incavati, o del colore del mare, con la pupilla a galleggiarci in mezzo.
Altri, più banalmente, hanno tratti somatici nord europei che risaltano nella media mediterranea composta da occhi grandi, colori scuri e altezze contenute.
Questi finti nord europei ti confondono con la loro appariscenza, con queste gambe infinite intelate in metri quadrati di calza nera a 800 denari, e poi ti smontano le teorie che avevi immaginato sulla loro permanenza in Erasmus a Bologna passandoti a un metro scarso ed esclamando un “cazzo!” in un perfetto marchigiano.
Sono delusioni. Sono vari secondi di pensieri da cestinare. E’ un peccato, potevi pensare meglio a quelle gambe, e invece pensavi alla sua vita in un paesino danese, forse Glottoborg o un altro con un nome più brutto ancora, con il suo ragazzo alto e barbuto, o alto e biondo, o alto barbuto e biondo, ovviamente indossando una maglietta dei metallari più in voga del Regno di Danimarca.

Rimani impigliato nei ricci di una italiana, ti tuffi alle braccia di una ventenne al secondo anno di Storia, baci con gli occhi la guancia di una bionda. Sono flash che durano una frazione di secondo, ti scaricano la tensione della giornata, è la fuga innocua ed eterosessuale da una quotidianità tediante e fastidiosa che non è la fine del mondo, ma è comunque un navigare a vista.

Camminando verso una vetrata ti accorgi di una coppia di ragazze, sedute a pranzare su una panchina, che mi guardano il sedere.
Il sognare è una cosa comune, allora. Tutto in una frazione di secondo.

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