Religione per uso personale

“Ti dicevo, era quel periodo lì”
“Eh”, fa quasi disinteressato, alzando la testa un secondo.
“Eh, non sapevo dove sbattere la testa, e mi è capitato di sentire…cioè, non di sentire come fosse, che ne so, una vocazione o cazzate simili, ma mi è partito un moto strano proprio dalla pancia diciamo; e niente, mi sono preso su e sono andato in chiesa.”

L’altro spalanca gli occhi mentre guarda in basso, poi senza cambiare espressione gli spara i suoi fari oculari in faccia.
“In chiesa?!”
“Sì!”, ridendo sommessamente.

“Che cazzo sorridi?! Tu, in chiesa??”
“Ma sì, cioè, allora? Lo ammetto, mi sembra strano anche a me eh, figurati”
“Eh no, infatti”
Muove le mani quasi a giustificarsi, “Ma la sai, la situazione che avevo”.

Pausa.

“Non volevo che soffrisse più del dovuto. Boh. Mi è sembrata una cosa bella, quasi…”

Pausa.

“…andare a pensare a lui, riflettere e sperare intensamente che non soffrisse più del dovuto durante i suoi ultimi giorni”.

Quasi gli sputa il caffè in faccia dalla sorpresa, tossisce; ma mica per cattiveria. E’ che lo conosce da così tanto tempo che una sfumatura così importante dei suoi sentimenti, saltata fuori così all’improvviso, gli fa quasi impressione. C’è da dire che non l’ha neanche mai visto in un periodo di così profonda crisi, ma tant’è: certe cose fanno impressione anche se ti ci prepari per dei mesi, figurati se ti saltano fuori all’improvviso, mentre bevi un caffè ai bordi della conca di Santo Stefano.

“Ma guarda che così mi ammazzi dalla sorpresa. Tu, in una chiesa, perchè speri nella misericordia?!”
Si è reso conto di essere un po’ troppo sorpreso, al limite della scortesia. Allora aspetta un secondo, rimodula l’umore, e poi
“devi aver passato dei brutti giorni, se ti sei attaccato a queste cose, alla chiesa e alla misericordia e tutto”.

Dallo scherno, alla compassione, e infine alla comprensione.
Ha capito. Non è stupido, e in più gli vuole un gran bene, anche se non glielo ha mai detto.
“Io non credo nella chiesa, lo sai bene come la penso, che come istituzione è il fallimento della razionalità, non voglio tornarti ad annoiare”.
“Sì, lo so, e sai che la penso come te. La penso ancora come te, eh!”
Abbassò la voce.
“Ma per un momento, seduto lì da solo al freddo su quella panca del cazzo, ho sentito tutta la comprensione e l’empatia di chi, sotto quello stesso tetto nel corso dei secoli e per secoli fino a un minuto prima che mi sedessi quel cazzo di pomeriggio, aveva sperato, pregato, o solo riflettuto per le persone a cui teneva.

Lì non è più una questione di religione: a quel punto, ho pensato e percepito che è una questione di luoghi, di empatia. Sensazioni immortali che condividi con chi si è seduto in quello stesso posto, su quella stessa panca, in quel metro quadro, però cinquecento anni fa o anche di più. Migliaia di individui, di ere diverse, accomunati da speranze, preghiere più o meno cristiane, sofferenze esteriori o interiori”.

Lo segue nel suo ragionamento, lo fa finire. Non vuole appesantire il discorso.
“Oh, se devo essere sincero, io non ce la farei a riflettere o pensare con il Cristo lì appeso che mi guarda. E’ una cosa più forte di me. Anche a scuola era così: ti fissa, da sopra la lavagna. L’ho iniziato ad odiare, perchè io non ci credevo in Lui ma stava lì a guardarti, come per dire Mi sono sacrificato per te, perchè non fai il buon cristiano? E io che pensavo che il buon cristiano non sono io, forse era il mio vicino di banco che la domenica andava ancora alla messa delle nove con tutti i sacramenti possibili, ma io non vedevo un confessionale dal 1987. Volta lo sguardo e lasciami finire la verifica in pace, su”.

Ride, ha anche un moto di sollievo perchè ha alleggerito il discorso, e butta giù l’ultimo sorso di caffè ormai freddo.

Ride anche l’altro, l’Empatico, perchè la pensa esattamente uguale.
Mentre ride, rimane a fissare l’entrata della Chiesa di Santo Stefano, seduti dov’erano sul muretto del portico piantato a cornice triangolare della piazza.
Fissa il portone, pensa a quando lo ha attraversato, a quando dentro ci si è seduto al freddo, a quando nascondeva le lacrime ai turisti. E, involontariamente, pregava. Non lo sapeva, ma pregava.

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