“Un’ultima cosa inutile”, c’era scritto.

“Non ti meriti nessuna delle mie ubriacature, dei miei sbandamenti, dei miei ripensamenti. Vado dritto come un fuso verso il nulla pur di non tornare indietro.

Non vali un’unghia delle persone che ho amato veramente, e non ho sacrificato che quarantotto ore sull’altare della tua memoria, insieme a quel poco di speranza che tu non fossi la persona leggera che avevo impressione tu fossi. Non dai peso al sesso, ai sentimenti, alle parole.

Crescerai, e sarà tardi; ma almeno starai bene.”

Lei chiuse la lettera – il foglio mal strappato da un quaderno e piegato a metà su cui era scritto tutto.
Si convinse di stare bene, e continuò la sua vita.

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