Una spada sotto le Torri

E per un momento pensai di farmi sotto le Torri.
Dai, sono da dieci anni a Bologna e non mi faccio sotto le Torri? Chi sono, il figlio della serva? TUTTI si sono fatti sotto le Torri, almeno una volta.
E allora via, prendo le armi – la spada, in particolare, e la roba in fondina – e parto, inforcando alla bene e meglio quella scassata graziella del cazzo che mi trovo al termine di un mese veramente al limite.

Sono le tre. Non c’è un cazzo di nessuno in giro. Non capisco un cazzo, ho solo voglia di farmi. Solo una grandissima voglia di farmi una spada. Orgasmi multipli. Me ne frega molto del metronotte, frega un cazzo più di niente a me. L’Università? Chi cazzo si ricorda le lezioni di quest’anno…o dell’anno scorso. Ma chi se ne frega dell’Università, di Bonetti – lo stronzo delle prime file, sempre in cravatta per fare colpo su quello stronzo di professore milanese del cazzo – e della Marghe, quella stronza che non mi ha mai cagato da quando cerco di filarmela. Chi se ne fotte dei miei genitori, che mi hanno abbandonato a me stesso. Sanno solo dirmi di riprendermi, di andare da questo o quest’altro dottore, di andare al pronto soccorso che mi danno il metadone…sai che cazzo me ne frega del metadone.

Non ho un futuro, cazzo. Sai che me ne frega di tutto il presente?

E allora me ne faccio una grossa sotto le Torri. E se poi è la volta buona, sai te che gran colpo di scena morire sotto la Garisenda?

Oh, San Vitale è fredda oh.
Mi si gelano le lacrime sulle guance.
Pedalo, ma mi tremano le gambe, chè ho una voglia di arrivare sotto la Torre che non ne hai neanche un’idea. Mi tremano i pensieri, mi trema l’anima a pensare alla spada. Mi vibra nella tasca della giacchetta.
Sono partito da casa tanto voglioso di farmi che non ho preso su neanche una giacca. Niente.

ERO. Solo questo avevo in mente, ma che cazzo!! Cosa volete, voi che mi criticate, voi che parlate a mia madre di quanto io sia uscito dal seminato, e cosa vuole mia madre che mi chiama sempre più raramente per chiedermi se mangio perchè non vuole vedermi come l’ultima volta?
Ma che cazzo vogliono tutti? Non era un paese libero? Non ci avevano pensato questi cazzo di partigiani di merda? Per cosa dovrei lottare, io, invece?? Qual è quel paese che lascia morire i suoi eroi e permette a Cossiga di diventare Presidente della Repubblica? Fatemi il piacere di lasciarmi godere in pace, e scassate il cazzo a chi non riesce a laurearsi, a chi non riesce a mantenere il posto di lavoro, a chi vuole avere un futuro.

Aveva ragione il mio professore di filosofia, a maggio dell’anno scorso: esiste solo il presente. E al momento presente, io ho una gran voglia di farmi.
Sono sotto al torresotto, e mi trema la spada. Mi vibrano pure le palle dalla gran voglia che ho di farmi.

Tre e dieci.

Vado a morire sotto la Garisenda. La Gari, per noi Filomeni. La nostra compagnia di drogatacci odiati da tutti, stipati in tre appartamenti tra via dei Carracci e via delle Lame. Ci vogliamo bene, non vogliamo morire, ma poi mentre ci facciamo vediamo la Madonna e diciamo, tra noi, “di cosa abbiamo bisogno? Intanto per 10.000 lire ti fai un tot di ero, torni a casa e ciao mondo”. Vaffanculo a Cossiga.

Freno incontrollato, sgommatona sotto il San Petronio. Guardami, da lassù, mentre mi allaccio emostaticamente! Guardami, eh?

Eccomi, cintura e via, vena gonfia. Ciao cicci, sto arrivando. Ho tutto pronto.

Caldo…orgasmo uno…orgasmo due…questo mi dura più del solito…ohi…fra poco mi cago addosso…

Mi appoggio al muro della base di quel dildo gigante e storto che è la Garisenda, e guardando il mio santo preferito, sento la verità allontanarsi un po’.

Cerco di rimanere sveglio. Non è facile. Mi vibra tutto il corpo, e ho dei sudori freddi immani. E’ già tanto che riesca a pensare queste parole…

Tutto questo svenimento non mi è mai successo. Non l’avevo mica previsto. Cado per terra, con ancora la spada infilata, e mi cedono gambe e spirito. Il mio cuore rallenta, e la mia mente va a quella poveretta che mi ha concepito, che non sa ancora niente.

E, come avevo pensato, tutto si realizza, nell’ultimo barlume di lucidità, mentre chiudo gli occhi iniettati di sangue e la spada mi si sfila lasciando una traccia profonda nell’avambraccio: morire sotto la Garisenda non è poi così malaccio. La mia liberazione da tutto, i problemi quotidiani, il cibo, la fame, i miei che sono preoccupati…non vi preoccupate più per me.

San Petronio, prega per me, che ho molto peccato.

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