Per ogni goccia che cadrà, nuovo disagio nascerà

“Sì ma lo sai com’è, dai…lo sai bene!”. Pausa. Sorso. “Sai che doveva capitare…e lo so che non si è mai abbastanza pronti per certe cose, ma cazzo…vuoi proprio che tutto il mondo stia ad aspettare te?”.

Non lo volevo, neanche per sogno. E’ quello che mi hanno sempre rinfacciato: egocentrismo, mania di protagonismo. Non volevo in nessun modo dare ragione a chi mi ha sempre attaccato.
In quel momento stavo male, altrochè. Non bastava la birra che avevo finito, e sapevo che non mi sarebbe bastata la birra che stavo per ordinare. Si sa, dopotutto, che non ci si deve mai fermare prima della terza media.
Era l’ennesimo momento nella mia vita in cui mi rendevo conto di essere stato superato, dimenticato. Ero caduto nell’oblio, anzi: mi ero accorto di essere caduto nell’oblio più profondo con troppo ritardo sulla realtà, e il chè mi dava un senso di infantilità che cercavo di reprimere dietro lo sguardo torvo, le sopracciglia a fior di palpebra e la bocca serrata, più sigillata di un compartimento stagno di un sottomarino.

Avevo provato a parlare, con le labbra secche: si sa che la birra non è un buon lubrificante. Ne era uscito, in quel momento, un pastoso “Lo so”. Pastoso nel tono, secco nel concetto.

“E allora se lo sai di che cazzo ti lamenti?”. Sapevo che aveva capito di avere esagerato, e infatti aveva rimediato subito con una sterzata verso un morbido “…lo sai che mi innervosisce che tu stia male per il nulla. Cioè, seriamente: mi hai pure detto che te lo sentivi, che stava per succedere, addirittura mi avevi detto due settimane fa che l’avevi sognata… A parte che già il fatto che ti segassi ancora pensando a lei era indicativo che non l’avevi completamente dimenticata, anzi…tutt’altro no?”

Aspettava una risposta, ero pronto a dargliela, punto nel vivo dell’argomento sessuale.
“Figa, ma lo sai che ci ho chiavato…egregiamente!”, roteavo le mani, più del dovuto…
“Lo sai quanto feeling, quanto…tutto. Lo sai, te l’ho detto altre due volte almeno…”. Pensieri al divano, al letto, alle vacanze. Mi si era stretto ancora lo stomaco, me lo ricordo ancora – e forse mi si stringe ancora un poco adesso. Contrattura numero ventimila della giornata, di quella giornata in cui avevo scoperto di essere stato dimenticato.

“Te lo ripeto. Io chiavo, si. Chiavare, lo sai anche tu, è una cosa egregia. Si vive per quello, lo sai che lo dico sempre!”
“Mmh”, assentiva, umano come me.
“Chiavare in giro, lo sai, ti dà un piacere di conquista che è impareggiabile. Ma se, e dico se…”
“Mmh” “Mi ascolti?” “Mmh sì, ti sto fissando figa, cazzo devo fare?”
“Ok…allora, metti caso: se il chiavare in giro, per conquista, in una scala gerarchica è il Principe del Piacere e del Godimento, in proporzione diretta il fare l’amore con la persona con cui ti leghi sentimentalmente per abbastanza tempo da condividere mezza tua vita è, metti caso, il Re del Piacere e del Godimento. No, l’Imperatore, il Kaiser del Piacere e del Godimento! Cioè, non è nemmeno arrivabile.”

“Mmh. Sì.” Sembrava avere capito il mio modo di esprimermi, sebbene fossi scosso, stanco, bisognoso di una carezza.
“Però adesso, in questo momento precisissimo, come ti senti?”

“Io, adesso, mi sento di merda. Non ho rimpianti, ma lei sta bene e io no.”
EGOISTA!, insegna luminosa, metri 3×4, iniziò a lampeggiare davanti ai miei occhi, con i più luminosi colori di ogni gamma. Ad accenderlo, manualmente, ogni persona che mi stava odiando, in quel preciso momento in ogni parte del mondo. Poca gente, ma buona.
EGOISTA! Lei stava bene. Eccome! Io no. Per niente.
“E pensa che mi sono trovato a pensare, caro mio-” “Non chiamarmi caro mio, lo sai, dai…”
“Eh, sì. Scusa. E pensa che mi sono trovato a pensare che se lei fosse da sola e felice, io sarei da solo e felice! E se io fossi fidanzato e felice, lei potrebbe essere fidanzata e felice!!”
Luminosa, accecante:
EGOISTA! EGOISTA! EGOISTA!

Ma non mi pentivo di quelle parole. Erano vere, forse dettate da rabbia e delusione…ma mai così vere e sincere.
La odiavo davvero perchè l’avevo amata davvero e lei davvero amava un altro. Come è giusto che fosse.
Ma non odiavo realmente lei, nè realmente lui. Nè, come in precedenza, gli altri gonzi che si erano accaparrati le mie lei, in sorte di fantastici giochi delle coppie, dei valzerini sessuali, dei girotondi a fini copulativi.

Lascia che la gloriosa danza dell’amore faccia il suo corso, mi dicevo mentre guardavo i solchi sul tavolo.
Però ero zitto da un minuto e mezzo, tant’è che si stava iniziando a spazientire. Guardava il cellulare.

“Oh be’, ascolta qui: io ho pure voglia di ridere adesso. Forse sto passando oltre…hai un video di Enrico Papi che sbrocca? Un  video di cagnolini…no, meglio di no, fai un video di…va be’, non mi viene niente, fai tu”
“…certo che sei scemo”, avvicina il cellulare, sorridendo del mio sorriso forzato. Enrico Papi e l’Uomo Gatto, ridiamo. Va bene così.

Per fortuna sono tempi andati. Basta con l’amore, meglio l’eroina.

si sta come d’autunno

Enrico Papi

ti odio

Nessun riferimento alla realtà.

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