Il risveglio dei sensi e la paura di godere

Marzo. Ho ancora i coriandoli di Capodanno tra i capelli, ed è già marzo. Sento già il caldo del sole che non sa più autoregolarsi a temperatura media, come primavera suggerirebbe, e io mi trovo ancora a pensare che l’anno scorso sia stato il 2013, e non il 2014. Sono anni veloci, fantastici e pieni di idee e di speranza, ma che stanno finendo troppo in fretta.

Fuori dalla retorica, mi trovo a pensare che sì, sta arrivando la primavera, ma che la primavera è pure l’inizio della fine della bella stagione. Malatissimo esercizio di autolesionismo che dovrebbe indurre a pensare a quanto non mi riesca a godere più niente.

Conosci una nuova persona con cui ti trovi bene? Pensi immediatamente a quando litigherete in maniera definitiva, oppure a quanto ti starà sul cazzo, fra un po’ di tempo, quel suo tic impercettibile che magari neanche sai che esiste, e che sicuramente lui non produce apposta. Stessa cosa con le ragazze: ho iniziato a non provarci insistentemente solo per la sicurezza interiore che comunque, anche se sarà tutto perfetto, qualcosa tirerà il vostro sterzo verso il fosso, e voi vi infosserete, che lo vogliate o no.

Mi sto rovinando tutto. Non è così grave come sembra, diciamo: credo di essere, da una parte, più consapevole di tutte le cose che in qualsiasi contesto possano andare storte. D’altro canto, proprio per questo non sono più capace di godermi qualsivoglia cosa che mi capiti, o che potrebbe capitarmi. Che sia il coito, che sia un rapporto umano, che sia un momento positivo, al culmine del piacere vedo la notifica che mi avverte, perentoria: “Pensa a come starai quando tutto questo finirà”.

Bella merda.

Nel mio autolesionismo involontario, però, credo di non essere da solo. Percepisco, anche a livello nazionale, una certa volontà di non godere troppo dei momenti positivi, o delle notizie positive. C’è sempre qualcosa che ci tira verso il basso, tagliando i nostri voli pindarici verso il piacere e facendoci sempre cadere nella nostra letamaia piena di “e se”, “ma”, “potrebbe”, “però”.
E’ una situazione mentale deleteria, e ne sono consapevole, sia che sia deleteria sia che sia solo una situazione mentale.

Una situazione mentale in cui tutti gli strampalati commentatori politici che affollano i social network, tutti oltre i trent’anni, si ritrovano e sguazzano, godendo della propria situazione merdosa di nulla cosmico, di autocommiserazione, sempre pronti a piangersi addosso ma sempre carichi di nervosismo verso chi prova a elevarsi dalla propria situazione di degrado mentale e sociale. E’ il Medioevo Mentale Internettiano, basato sulla poca consapevolezza del mezzo a disposizione, e sul fatto che gli italiani sono grandi individui che formano un popolo di merda.

E intanto il tempo passa, tiranno del cazzo a cui nessuno chiede alcun parere. Come dice il Vate Giovanni Lindo, da più di venticinque anni e come solo lui sa fare:

cerco le qualità che non rendono
in questa razza umana
che adora gli orologi
e non conosce il tempo
cerco le qualità che non valgono
in questa età di mezzo

E’ solo un momento mentale. Passerà, senza alcun dubbio. Però, come dicono anche a Milano, “Oh figa, mollami!”, non ho voglia di correre: mi costruisco il futuro senza paura di fallire. Altrimenti potrei tranquillamente laurearmi fuori corso senza prospettive come il primo coglione pronto a sedersi in Piazza Verdi con una Peroni da 33cl, calda e sgasata. Avanti tutta, come dico a tutti. E ci credo davvero, quando lo dico: avanti tutta, bulldozer a scansare la merda che ci mettono davanti.

Poi, per il chiavare, se ne parla più avanti.

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