La teoria dell’umore da macchina

ATTENZIONE: ogni teoria qui sotto descritta NON E’ DA CONSIDERARSI ATTENDIBILE, nè l’autore così imbecille da prendere ogni cosa che scrive per realistica o reale. Non sottovalutate l’autore più di quanto non meriti.


Non credo sia una follia: quando siamo da soli, si cambia atteggiamento, si cambia modo di pensare, alcune volte può capitare di ragionare meglio sulle cose, di calmarsi. Da soli, si può dire tranquillamente, spesso si sta meglio. Si devono fare i conti con solo una persona, non si litiga nè si discute, ci si dà quasi sempre ragione (talvolta capita di darsi torto da soli). Succede a tutti, è normale.

Credo però di poter formulare una teoria basata sulla mia diretta esperienza che mi sbalordisce ogni volta che ci ragiono su.

Io credo che, quando si è da soli, l’umore e il modo di pensare cambi a seconda delle dimensioni dello spazio in cui ci si trova. Porto vari esempi a supporto della teoria.

Da soli, in una camera da letto.
Una camera da letto, mediamente, è grande abbastanza da ospitare un letto, un comò, un armadio, varie altre suppellettili. Diciamo pure che in media una camera da letto è, tra gli spazi chiusi in cui ci si può trovare da soli, il più comune e sicuramente uno dei più grandi.
In una camera da letto (in questo caso specifico, la mia), ho potuto notare come il mio umore sia, nella maggior parte dei casi, cupo, poco creativo, variamente grigio, tristemente monotono, scarsamente propenso alla gioia.

Secondo esempio: la doccia.
Si sa, è meglio docciarsi in compagnia, ma non è sempre possibile. In realtà, è un evento purtroppo molto raro.
Nella vita quotidiana di una persona, la doccia è senza ombra di dubbio lo spazio più stretto in cui si passi svariati minuti. A parte un ascensore, nel quale la permanenza per svariati minuti potrebbe essere sintomo di un problema all’ascensore stesso.
Ho sperimentato, nelle varie decine di docce che ho visitato nel corso della mia carriera da umano, un fatto insolito: cresce la voglia di cantare, aumenta il numero di idee innovative e creative prodotte dalla mia mente, ho addirittura notato un’impennata della mia generale voglia di vivere.
Ora, non so se questo sia dovuto al fatto che una persona pulita è una persona felice, ma in generale in doccia si pensa di più e meglio.
E POI IN THE SIMS TUTTI I PERSONAGGI SOTTO LA DOCCIA CANTANO, prova in più a supporto della mia teoria.

Per ora, abbiamo già due dati importanti:
Camera da letto = Spazio Largo = Umore grigio
Doccia = Spazio Ristretto = Umore solare

Ora, c’è un luogo di dimensioni intermedie, non grande come una camera da letto, e non piccolo come una doccia, in cui molti di noi passano moltissimo tempo da soli. A meno che non facciano car pooling, o che non abbiano una persona estremamente appiccicosa al proprio seguito.
Questo luogo è l’automobile.

Se nei luoghi grandi c’è dispersione delle energie positive, e nei luoghi ristretti c’è concentrazione delle energie positive, nella propria macchina l’umore è mutevole.
Sicuramente, le dimensioni in questo caso contano, eccome se contano: i maranza col SUV sono sempre incazzati, mentre non vedremo mai nella vita un tizio su una Smart triste. Gli smartisti sorridono, tutti. Cazzo c’avranno da ridere, direte voi. E’ LA DIMENSIONE DELLA MACCHINA! (infatti si chiamano smartisti, mica smartristi. eh va be’)

Negli spazi di dimensioni intermedie come una macchina che non sia un SUV o una Smart, prendiamo d’esempio una Punto del 2003, l’umore viene indirizzato dagli eventi, dalle sensazioni che si catalizzano su particolari cose. L’energia positiva e la negativa si equivalgono, perciò si canta a squarciagola una canzone carica di energia positiva, ma si rischia dopo pochi minuti di crollare nel mondo di mezzo della depressione se ti capita la canzone sbagliata.
Diciamo che una macchina di dimensioni medie permette all’energia positiva di non disperdersi troppo, ma una Punto non è abbastanza Smart per concentrare la gioia in poco posto, perciò il corpo attira l’energia positiva quando ce n’è più bisogno ma la caccia lontana quando si deprime.

Con una canzone evocativa al punto giusto, poi, facendo l’esempio più estremo, si possono sperimentare sensazioni uniche, tipo sguardo nel vuoto e ragionamenti sulle domande fondamentali della vita: perchè Trenitalia è sempre in ritardo, come si fa l’omelette perfetta, perchè non trovo una moglie rossa e intelligente. Cose belle e profonde, insomma.

E comunque, a ennesima riprova della mia teoria, dico la seguente constatazione, che chiude anche il post: si parla di “ridente paesino”, piccolo e circoscritto, ma mai di “ridente metropoli da 13 milioni di persone”, perchè è troppo grande…troppe energie disperse. Il paesino è piccolino, circoscritto, tutto raggrumato e piegato su sè stesso: ridente per forza.
Tipo Garlasco, Cogne, Città di Castello, Novi Ligure, Erba. Tutto perfetto, diciamo.

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