Domenica e lunedì

Fremo, ho un alveare in testa.
Fra mezz’ora dovrei essere già in riunione, e devo ancora iniziare a cenare.
Ottimo.

Mi sono appena finito di vestire: la camicia, le scarpe di pelle, i jeans. E’ come se usassi questo accenno di stile per rimediare alla mancanza di barba, in qualche modo devo comunque dimostrare di essere grandicello.
Note to self: scrivere su un foglio di carta idea per romanzo ispirata a storia vera in cui esco da un contesto lavorativo in cui ho a che fare con perfetti stronzi e poi entro in un altro contesto lavorativo di lavoratori indefessi che, alla fine di varie peripezie, acquisisce il vecchio contesto lavorativo di perfetti stronzi.
Note to self, #2: …niente, mi sono dimenticato.

Se cerco di ricordarmi due cose di fila, dimentico sistematicamente la seconda. Difetto numero 13.401. Specie se, mentre cerco di appuntarmi mentalmente le idee che mi fioriscono sotto la doccia mentre leggo le scritte in tedesco e croato dei vari bagnischiuma appoggiati nella rastrelliera dei saponi e dei detergenti, sono impegnato a inventarmi qualcosa da mangiare alla chetichella, o vestirmi, o cercare le chiavi di casa.

Oh, avrò fretta, ma non ho voglia di avere fretta.
Mi allaccio le scarpe: il cordone qui, poi qui, poi qui, poi cazzo da capo, allora era qui, poi gira intorno, poi…eh va be’.
La prossima volta mi prendo delle scarpe con gli strap, come quelle di finta pelle con inserti in finto tessuto (dai, tutta plastica) che vedi ai piedi degli anzianotti. Forse anche gli strap sono in finto velcro, chissà.

Mi fiondo nel frigo e trovo, in ordine: numero una Simmenthal, numero una confezione di Philadelfia da cazzo ne so, pochi grammi. Ficco nel piatto, trangugio con un certo gusto e, dalla fruttiera, mi sorride una banana.
Da soli, non esistono allusioni. La banana mi sorride solo perché vuole essere mangiata. La accontento.

Simmenthal, Philadelfia, banana e, dopotutto, appuro che la fame non è ancora svanita. Faccio bollire una tazza d’acqua e cuocio dei noodle schifosi che mi hanno impuzzato le mani di brodo vegetale per tutta sera.

Mentre aspetto che i noodle si rilassino, immersi nell’acqua bollente via via in raffreddamento, e rilascino quel loro aroma di cucina stile “single in monolocale”, mi fermo a fissare la forchetta che tengo tra le mani, sostenendomi la testa con il polso, e mi ritrovo a pensare all’ennesimo anno finito, all’ennesimo allontanamento dalla data di nascita e all’ennesimo avvicinamento alla Fine dei Giorni, all’ennesimo giorno che inizia uguale e finisce uguale, alla necessità di un diversivo, poi penso che di diversivi ce ne ho a bizzeffe, e allora per buttarmi ulteriormente giù penso a tutta la gente che ha una relazione stabile con una persona adorabile e non se la merita…

“Ma porca…Fabio con l’Anna…ma cos’avrà lui?? Eh, ME lo dico IO cos’ha…una stecca da 25, ecco cosa, altrimenti non si giustifica che una figa così stia con un bagiano del genere, cazzo. Lui sempre addosso, e lei sempre così carina…bagiano d’un bagiano”
A ruota, segue l’Autocoscienza, che suggerisce quanto io probabilmente non meriti ancora una storia seria, o forse sì.
A ruota, seguo io che mando a fanculo l’Autocoscienza, perché mi merito una storia con una persona adorabile anche io.

A ruota, seguono i noodle, sebbene l’acqua scotti ancora e quegli spaghettini di merda mi ustionino il sotto-il-naso mentre succhio, gustandomi quella sensazione di Occidente Fallito. Ci meritiamo davvero tutto.

Vorrei ritrovarmi, un giorno, a dire “Per fortuna che quei tempi, in cui non credevo in niente e in cui il futuro non aveva senso sono finiti”. Per ora, però, mi ritrovo con una banana, una Simmenthal e un po’ di formaggio magro nello stomaco. La banana continua a sorridere, e io la guardo malinconico. Cazzo ti ridi, poi.

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