Prima di tornare da un lungo viaggio

Non riesco a dormire. Forse non voglio dormire, anche perchè il sonno c’è tutto.

Mi viene da pensare agli hostess di volo.
Come in qualsiasi viaggio aereo, iniziano con il balletto delle uscite d’emergenza: ti spiegano dove scappare, come respirare, di stare tranquilli se la mascherina non si gonfia perchè il flusso d’aria parte lo stesso, eccetera.
Li ho guardati, all’inizio del viaggio di andata, per svariati minuti, ascoltando la turbina del Boeing sibilare sempre più forte di fianco a me, con una sola convinzione: possono dirti tutti i modi possibili in cui ti puoi salvare o in cui puoi uscire dall’aereo nel modo più sicuro possibile, ma se un aereo ha dei problemi di una certa rilevanza hai voglia a respirare dentro una mascherina, ma tu in quella scatoletta creata da vari metalli muori eccome.

Mi sono poi perso a pensare come reagirebbe il mio corpo a una depressurizzazione improvvisa, o ad altre eventualità del caso. Ho smesso subito.

Dobbiamo tornare a prendere un altro aereo, da Riga Lettonia a Bergamo Italia. Credo mi godrò la paura tranquilla di chi si rende conto di essere in mai altrui, dato che in ogni caso non potrò fare altro che leggere un libro, o assopirmi a bocca aperta e testa all’indietro, o spendere tre euro per un’acqua naturale.

Sarà quel che sarà, ma sto dando per certa una cosa: non ho nessuna voglia di tornare. No, non è quella banale sensazione che ti prende quando stai per tornare da una vacanza di piacere e non vuoi tornare alla routine normale: è piuttosto quella mancanza di affrontare sempre gli stessi problemi che riguardano la mia e nostra patria, il degrado, il popolo ignorante e becero incattivito dai problemi quotidiani e inasprito dalla televisione, la sensazione di non essere mai al proprio posto. Siamo un popolino che si guarda l’ombelico: se potessimo girare di più anche solo il resto d’Europa e sapessimo apprezzare le diversità che essa accoglie, potremmo capire veramente cosa non va da noi.

All’estero ovviamente non è tutto rose e viole e sono consapevole che ci siano problemi anche altrove, ma specie nel nord Europa (non parlo della Scandinavia nè della Germania, ma di uno staterello come la Lettonia, la vera perla del Mar Baltico) l’organizzazione della società intesa come insieme di persone che vivono individualmente e collaborano come gruppo è a livelli altissimi. Mi basterebbe e ci basterebbe questo, ma ho l’impressione che il popolo italiano sia in maggioranza gretto, irrispettoso, incapace di cambiare e sempre alla ricerca di una causa esterna alle proprie responsabilità.

Comunque ok, non ho voglia di lamentarmi dei problemi del nostro paese, anche perchè è lo sport più noioso del mondo (dopo il tamburello).

Fatto sta che sono tornato, che ho iniziato questo post a Riga alle 5 di notte e l’ho finito a San Possidonio, alle 6 di pomeriggio, dopo più di un giorno. Questo significa in ogni caso che sono tornato da più di un giorno. E quando e se rileggerò questo mio post, sarò tornato da TANTO. Tempo che passi, ti odio sempre di più ogni giorno che passa.

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