Cercar di farsi un po’ desiderare è proprio un vero dolore

La gente mi chiede spesso “ ma non pretendi troppo ? “ quando mi sente parlare di uomini e di relazioni.
Spesso mi si crede sola.
In realtà la domanda giusta sarebbe “ perché hai voluto rimanere sola ? “
Perché non mi accontento.
Perché voglio qualcuno alla mia altezza, e sapete non sono una di quelle persone insicure, non sono una di quelle “ menomale che è arrivato lui “ ma più “ menomale che sono arrivata io. “
Sono una donna che si crede anche piuttosto bella, o meglio , con un suo perché.
Per questo non riesco mai a cedere alle semplici lusinghe, per questo un “ carina “ non mi basta e non mi basterà mai, per questo con me i complimenti fisici non hanno mai avuto effetto, perché rispondo con un “ grazie, lo so. “
E per arrivare a questo ho fatto tanto, tantissimo.
Voglio qualcuno di altrettanto forte, voglio qualcuno che non si sminuisca, che non va con la prima che capita, io devo essere sicura che quando mi invita fuori sta invitando fuori me, non una con cui passare la serata.
Voglio qualcuno che non si sente felice per il semplice fatto di respirare, di più , di più io voglio di più.
Voglio i sogni.
Voglio lo sguardo lontano.
Voglio i “ ci riuscirò. “
Non voglio essere una principessa di un principe, in un bel castello.
Voglio essere il guerriero di cui ti fideresti a dare le spalle in battaglia, per poter uccidere chiunque, proteggendoci.
Le persone come me, sono destinate per tanto tempo a stare sole, perché io non desidero i “ sto bene con lui “ senza nessun sorriso.
Perché non mi sforzo di tramutare l’affetto in amore.
Perché io con una persona non mi sono mai detta “proviamo “ come se fosse un tappetto elastico,
ma “ Ti voglio anche a costo di dirti un giorno addio, dato che io non rimango amica di nessuno “ come se fosse un burrone.
Eh no, non mi sembra di pretendere troppo, mi sembra di pretendere il giusto per me.
E il giusto per me non è sicuramente un cazzone emotivo.
Non è sicuramente chi della mia vita fa la sua ragione.
Non è che non ha interessi se non chiamarmi quattro volte al giorno.
Non è chi mi fa un complimento quando non sa cosa dire.
Non è chi abbandona gli amici, per me.
Le persone come me non sono mai sole per scelta degli altri.
Mai.
Sono sole perchè sanno ancora cosa vogliono.

via Saida Bruni.

Poche volte cito pensieri di altre persone, specie se si trattano di post su social network: è noto un po’ a tutti che sui social non si posta quasi mai l’immagine vera di sè, ma un misto tra quello che si vuole essere e quello che si vuole far vedere di essere. Postare su Facebook e sul resto degli altri social è l’affermazione del proprio io nella società mediatizzata odierna: di per sè niente di male, anche se potremmo discutere per giorni sui limiti che ci si dovrebbe porre. Poco importa.

Mi importa piuttosto quando trovo su Facebook non i selfie, non i pensieri rubati ad altri, non i video stupidi, ma pensieri scritti che potrei avere pensato e scritto io stesso.
Questa ragazza ha colto e realizzato esattamente la conclusione a cui sono arrivato. Ovviamente, c’è da contestualizzare tutto ciò che ha scritto (ad esempio, la parte in cui afferma di sentirsi “piuttosto bella”, perchè io non mi sento “piuttosto bello”), ma lo scheletro del ragionamento sta in piedi anche nella mia testa: sono stanco di accontentarmi.

Io non voglio nè sopportare una ragazza, nè farmi sopportare da una ragazza. E’ successo troppe volte finora, e le volte che è successo è finita di colpo, in men che non si dica, come un tetto che scricchiola per mesi e mesi e poi crolla, portandosi dietro tutta la casa.

Di solito, il rapporto nasce con un “Ciao! 🙂 “, continua a letto, o su un divano, o su un tappeto, o aggrappati allo stipite della porta, o in macchina, e finisce con un “ma vaffanculo, mi hai rotto i coglioni” mio o suo, cambia poco. E’ un meccanismo che si è ripetuto fin troppe volte, ma solo adesso ho iniziato a pensare che in tutto questo c’è qualcosa che non va.

Mi sono sempre buttato nelle storie per la filosofia (fallimentare) del “chiodo scaccia chiodo”, sperando così di trovare nel mucchio la persona giusta. Adesso è arrivato il momento di fermare la macchina delle storie, questa continua “Milleproroghe” che mi impediva di stare male perchè stavo già male per quella dopo, e così via.

Adesso mi siedo in un cantuccio, cercherò rapporti sinceri con i miei amici, e creerò rapporti amicali con le persone che mi si avvicineranno o a cui dovrò (o vorrò) avvicinarmi.

Non voglio più sentire il mio stomaco dirmi “Dai, buttati! Sto brontolando, non senti che è quella giusta?”.
Il mio apparato riproduttore urlarmi “SCOPATELA! CAZZO MA SCOPALA! DAAI CRETINO STAI GIA’ ASPETTANDO TROPPO! No sai che c’è mandala a fanculo e SCOPATI QUEST’ALTRAAA DAAAI CHE CI SEI VECCHIOOOOH…ATTENZIONE!!! Ecco. Hai fallito, ancora……oooOOOOH ECCONE UN’ALTRAAA”.
Il mio cervello, invece, posato e governato abbastanza bene da Madama Coscienza, che suggerirmi le mosse da buon consigliere, tipo: “Sappi che potresti stare male, ma sappi che potrebbe essere quella giusta. Ti consiglio di non intrigarti troppo, non sai ancora che carattere abbia. Non regalarle l’anello. Non regalarle i fiori. Non andarci in vacanza insieme. MA CHE CAZZO, MI ASCOLTI O NO? Ora non reagire al suo insulto, non era un vero insulto, scherzava. CANCELLA QUEL MESSAGGIO MINATORIO! Ecco. E’ finita, e ci stai male.”

Forse non sono abbastanza bravo a capire gli stimoli del mio corpo. O meglio, non sono abbastanza bravo a capire gli stimoli che non arrivino dall’apparato riproduttore.
E’ che urla più degli altri, eh…cosa ci posso fare.

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