Alla Cristo Benedicente

Immagino, tutti i drogati di eroina, durante l’orgasmo, riversi sul divano, a braccia distese alla Cristo crocifisso. Cinturati all’avambraccio, sanguinolenti. Trasfigurati in volto.
Un non-più-viso, l’immagine della non-presenza. Il godimento che fa uscir di sé, oltre la volontà del godimento, il sesso è un altro mondo. Si è semplicemente dipendenti dalla propria debolezza. Dipendenti del proprio corpo. Godenti nel proprio disfacimento corporeo. Ma non avendo mai provato certe sensazioni, né avendo mai assistito dal vivo a questo genere di scene, posso sono rifarmi alle cronache che, qua e là nelle letterature, nelle cronache, nelle testimonianze dirette, riportano le immagini scritte di questi Cristi ripresi nella loro meravigliosa, indescrivibile, gloriosa e mortifera Passione.

Al contempo, posso riportare direttamente le sensazioni di chi si ribalta, fuor di sé ma cosciente, a braccia alla Cristo Benedicente, corpo abbandonato alla gravità, terrestre e della situazione, sui cuscini di un divano qualsiasi, benedetti dalle sostanze alcooliche di una qualsivoglia serata, danzante o compagnona o solitaria che sia.

Si orgasma per godere. Ci si fa perché si è dipendenti, ci si inietta in vena eroina perché si è dipendenti, deboli, o autodistruttori.

Si beve per dimenticare. Per accendere la macchina del fumo del cervello, per affumicare i ricordi, per alleviare sofferenze recenti o passate o del prossimo futuro. Ci si alcolizza per godere di una mancanza di freni inibitori. Per scrivere alla ragazza a cui non si scriverebbe in altre occasioni. Si beve per uscire di sé, si beve per guadagnare sé stessi. Si esce da sé stessi per non arrivare mai a una soluzione.

L’alcool è una fuga, ma di per sé una bevanda alcoolica è una soluzione solo in termini chimici. Si deve fuggire da sé, dai propri pensieri. Allontanarsi dal centro del caos per quadagnare un attimo di (im)meritata libertà. Tutto ciò che permette di sfrenarsi, di scontrollarsi, di mandare a fanculo la logica comune, di pensare in termini nuovi, terzi a sé stessi, dovrebbe essere benedetto da una società che ha bisogno di uscire da sé stessa per comprendere la fallacia della propria esistenza.

La società occidentale è decadente, è decaduta, è finita. Stiamo perpetrando un’immagine di qualcosa che è stato superato dalla storia.
Siamo manichini di una fotografia di un mondo costruito ad arte, una gigantografia di un fallimento.

Ogni sostanza che ci permetta di uscire da questa visione dovrebbe essere benedetta. Se non è possibile salvarsi come società, salviamoci, salvatevi in quanto individui. Vivete fuori di voi, prendete il rovescio del normale come esempio. Non è un elogio alla ubriacatura in sé, fine a sé stessa: ci si deve esaltare per raggiungere uno scopo. Non essendo maestro di nessuno, nemmeno di me stesso, non suggerisco altro a quello che già ho scritto. Scusate se non sono stato esaustivo, e soprattutto se non so come terminare il discorso, ma ho finito il Brancamenta e mi sento un po’ spaesato.

Ribaltati su un divano, vi auguro di essere, inebriati dalla sostanza che più vi si addice per superare voi stessi.

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