Dei delitti di un doloroso amante (o dei dolori di un delittuoso amante)

Il video su YouTube carica a singhiozzo, e l’unica cosa che sai fare mentre aspetti è guardare nel vuoto e regolare la chiusura della bocca dello stomaco che ti tormenta. La regoli autoconvincendoti che sia giusto così, ma che importa.

Nemmeno i bimbi che corrono attorno alla 500L per crescere e baciarsi capiscono la storia, nella finzione architettata ad arte.
Se ci si pensa, mentre si sta male mentalmente, la pubblicità acquisisce un vero senso. Mentre stai male, la tua mente, cercando di navigare nel doloruccio retaggio di un’adolescenza in parte passata, si esercita a smontare ed esaminare ogni cosa che ti circonda.

La pubblicità si palesa, chiara ed illuminata, come un cumulo di telecamere, un branco di attori, una serie di stronzate scritte su copioncini composti da sceneggiatori fallitissimi.

E poi non riesci a pensare ad altro, perchè dopotutto non è che tu stia così bene mentalmente da pensare ai massimi sistemi.
O al limite puoi anche pensare alle possibilità di estinzione delle stelle e dell’universo (“Ci sarà un Big Crunch o un Big Freeze?”), ma in men che non si dica torni a pensare ai tuoi pantaloncini che sanno di lei.

Si spendono decine di minuti a perdere la faccia davanti a persone semisconosciute che ti sentono blaterare a riguardo di quanto sia giusto il libertinismo sessuale per migliaia di ragioni, a infervorarti contro la cultura monogama liberticida, e poi finisci per soffrire sempre per una persona alla volta, mica per dieci.

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2 Replies to “Dei delitti di un doloroso amante (o dei dolori di un delittuoso amante)”

  1. Si puó pensare tutto, anzi. Meglio provare a pensare tutto, meglio esprimere, meglio condividere. Non si perde la faccia per un discorso quando dagli occhi se ne trasferisce un altro. Ciao..

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