Ho un forte male all’esistenza quando deglutisco

quando vuoi scrivere qualcosa così tanto da uscirti dalle dita, ti lasci convincere dalla pressione

e quando ti metti alla macchina da scrivere, ti sembra tutto così stupido

PRIMA DELL’INIZIO
Per le persone affezionate al mio blog, poche o tante che siano, critiche o meno, vorrei consigliare un luogo. Non voglio dire nulla che non sia un invito a visitare il Museo Civico del Palazzo di San Francesco a Reggio Emilia: se scrivessi di più riguardo le mie sensazioni su questo posto, finirei per sembrare una persona patetica che chiede impressioni personali su luoghi pubblici, come farebbe il più stronzo dei social-networkisti. Non mi interessa niente di quello che, nel caso andaste al Museo, sentireste o pensaste: ognuno di noi in uno stesso posto può pensare a migliaia di cose diverse, e non sto scrivendo per fare un brainstorming sulle sensazioni e le percezioni di ognuno di voi in un Museo di storia naturale. Anche perchè questa volta mi sono ripromesso di stare corto.
FINE DELLA PREMESSA


Non avevo programmato una serata in un museo di storia naturale, e nemmeno mi aspettavo di ritrovarmi di punto in bianco in un museo di sabato sera.
Nè di ritrovare, in un museo tradizionalissimo, centinaia di persone che riempivano le sale di esposizione, bevevano tra i cimeli etruschi, indossavano occhiali di fianco a pulcinelle di mare impagliate, ridevano di fianco a sepolture dell’età del ferro.

Sepolture dell’età del ferro al sabato sera

Teschi a confronto, l’uno di fianco all’altro, quasi come in una trasmissione di Alberto Angela. Un etrusco, un romano, un barbaro. Affiancati da un insolito destino, nella nebbia dei tempi.

Denti perfettamente allineati, incastonati nel teschio di un longobardo sulla trentina (forse meno). Denti perfettamente allineati.

Ci si può fermare su una teca piena di ossa per venti secondi netti, per poi soffermarcisi con la mente, per ore, mentre si cammina altrove. Guardi due rane, una sopra all’altra, un amore imbalsamato. Un uccelletto con il suo figliolo fresco di uovo.
Sì, ma io sono rimasto ai teschi, aspettate.

Feti in formalina. “Ah.”

Se sui feti non si può dire che abbiano vissuto una vita cosciente e attiva per molto tempo, sui teschi si possono dire tante cose…

Quei denti, prima di essere esposti alla vista del bambino della comitiva della scuola di Reggio Emilia, o alla mia vista, erano sepolti. Prima della sepoltura, erano parte di un corpo, vivente, che ha usato quegli stessi denti, che io ho guardato per venti secondi (forse due minuti, forse cinque: poteva essere mezz’ora, tanto mi sono perso in quell’osso) per masticare cibo.

Quei denti, 1500 anni fa, prima di essere messi in bacheca al giudizio degli ignoranti, hanno masticato cose. Sono stati in una bocca che ha baciato una persona, o più persone. Questo non lo sapremo mai.

Io devo pensare di non avere nemmeno la fortuna che i miei resti mortali siano riesumati, trattati come cimeli di epoche estinte da secoli. Devo pensare che una volta che io non sarò più niente, difficilmente vedrò di nuovo la luce del sole (cioè, uso la prima persona ma dovrei usare la terza persona: il mio corpo).
L’etrusco, il barbaro, il romano, erano attivi, vigili, oppure oziosi, e forse divertenti, spigliati, oppure estremamente stronzi, puttanieri, faccendieri, servi, ladri. Esattamente come ognuno di noi. Ed esattamente come ognuno di loro…be’, non sono Nostradamus, ma credo tocchi a ciascuno di noi.

E’ che da sempre, non riesco a capacitarmene. E ci soffro, perchè non ha senso. Non perchè tutto debba avere un senso, ma insomma…capirete il dramma di uno che non riesca a capacitarsi di qualcosa di incontrovertibile ed inesorabile.

Giovanni Lindo Ferretti, pensavo anche a lui.
Lui è felice, soave, lieto. La politica è solo una piccola parte di un’esistenza, la sua, che è fatta di gioia e di bellezza.
(ovviamente, la sua concezione di bellezza)
Lui sicuramente pensa che dopo, quello che per me è il Sicuro Nulla, sia la Gloria Eterna, la ricongiunzione con l’Altissimo. E gioisce per questo.

Cattolici di merda: e poi dite che l’Invidia è peccato. Io vi invidio la beatitudine in questo senso. Non vorrei semplificare, ma se fossi sicuro del Dopo come lo è Ferretti, affronterei la notte senza un incubo.
E invece mi ritrovo a svegliarmi come il protagonista di Basta che funzioni, film eccezionale di Woody Allen.

L’esistenza non ha senso. Se hai la fortuna di non accorgerti di quello che sta succedendo durante tutto l’arco della vita, credo che tu abbia raggiunto lo scopo. Lo scopo della vita è non capire che il fatto che tu respiri, che ti godi la giornata e godi nello stare a letto un minuto in più un giorno non potrà più succedere. Solo non accorgendotene puoi vivere serenamente, senza paranoie e senza pensare al Grande Perchè Cosmico.

 

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3 Replies to “Ho un forte male all’esistenza quando deglutisco”

  1. In questo museo civico v’è una forza misteriosa il sabato sera? oppure il “perché cosmico” è semplicemente incastonato tra il tuo stomaco ed il petto?
    Te lo chiedo perché, a questo punto, con la curiosità di andare a visitare quella struttura (quel teschio longobardo mi incuriosisce così come avrebbe fatto con un tal Lombroso) ho il timore di venire assalito -appunto se è causa del museo – da dubbi esistenziali.
    Ed allora, opterei per un giovedì.
    Di sabato no. Proprio no.
    Bello scritto.

    1. Il “perchè cosmico” è tipo la civetta sulla spalliera del letto: sempre lì, da sempre, e ogni tanto mi salta sullo stomaco innescata da qualche osservazione di cui non ho mai bisogno…non è solo il teschio longobardo, è qualsiasi cosa che possa farmi pesare questa cazzo di caducità della vita che è tanto inesorabile quanto schifosa.
      Detto questo, poi vivo decentemente lo stesso, senza pensare sempre ai massimi sistemi
      E ti ringrazio 🙂

  2. “capirete il dramma di uno che non riesca a capacitarsi di qualcosa di incontrovertibile ed inesorabile”.
    Ecco…proprio questa notte, durante un sogno, ho capito il tuo dramma ancora prima di leggere ciò che avevi scritto.
    Sognavo di essere morta e di vedere mia madre, i miei fratelli e i miei amici stare male. Ero terrorizzata dall’idea di non poter continuare a vivere, non riuscivo a rassegnarmi al fatto che fosse tutto finito, non mi era possibile credere che respirare, godermi la giornata e dormire un minuto in più, come dici tu, non sarebbe più stato possibile.
    Questo sogno è rimasto a tormentarmi per tutta la giornata e solo ora che leggo il tuo post sto realizzando che preferirei avere la certezza del nulla dopo la morte piuttosto che la paura di quello che sarà, la paura di ricordare quello che non sarà più possibile fare, la paura di avere paura.
    Bene.. dopo averti annoiato abbastanza posso farti i miei complimenti per come scrivi 🙂

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