Cercasi validi motivi per non lasciarsi andare

Tutto comincia con un volo di linea pieno di persone. Io sono seduto e sento un po’ di tensione, ma per me è normale. Il decollo è fiacco, e infatti l’aereo torna in pochi secondi a terra. La pista è finita, perciò è un atterraggio di emergenza.
A quanto pare, siamo stati in volo più di quanto sembrasse, perchè siamo a chilometri di distanza.
E capiamo di essere gli unici sopravvissuti sulla terra. Destinati a fare un viaggio da San Possidonio a NEW YORK a PIEDI.
Tutto il terreno è trasformato in lava. C’è, però, un marchingegno magico-elettronico che crea una proiezione della realtà alla quale si sovrappone, in cui il terreno non è di lava. Possiamo camminare sul percorso tracciato, che sembra fatto di piastrelle bianche.
Ma il meccanismo si inceppa, fa contatto e la sovrapposizione della realtà va e viene. C’è da stare attenti, rischi ad ogni passo di cadere nella lava. Ci si mette anche un vulcano, che erutta dietro casa mia. Sul percorso si materializzano mostri simili a zombie che attaccano tutti i pochi passanti superstiti.
POI, mi sveglio.

Apro gli occhi, avverto un fortissimo male alla spalla destra (ce l’ho tutt’ora). Chissà cos’ho fatto per sognare una cosa del genere, come ho dormito, che problemi devo avere.
E’ l’una meno dieci, e forse è un orario in cui svegliarsi potrebbe essere considerato una valida opportunità.
Non mi sono ancora ripreso dal trauma del Natale più effimero della mia storia personale. Non c’è mai stato un periodo natalizio che in 21 anni di storia ho sentito di meno. L’ho visto passare come un Frecciabianca alla stazione di Mirandola, ma senza vento e rumore. E’ solo passato. “Guarda, Natale. Buon Anno! Via le decorazioni, per piacere”

E forse questo è anche uno dei motivi per cui non ho ancora ripreso in mano seriamente la mia vita.
Durante le feste, negli ultimi anni, tendo a mettere da parte routines e qualsiasi cosa che possa essere associata a “impegni con terze persone”. Solo io e me stesso. E questa cosa mi fa schifo, ma me la perdòno. Perdo le mattine a fare sogni giganteschi e sconnessi, dormire e perdermi tutto quello che potenzialmente potrei fare. Metti come esempio, studiare.

E sono talmente sconnesso che perdo cognizione del tempo e, cosa ben più grave, importanza delle persone e degli impegni.
Se vedessi in un’altra persona le mie caratteristiche di ozio nei periodi di “vacanza”, urlerei all’Italia in rovina a causa “di gente come te, che stai a poltrire sul divano invece di cercare di costruirti come individuo in questa società che non ha bisogno di elementi passivi come te, testa di cazzo”.
Rimando impegni, rimando risposte, messaggi, chiamate. Rimando l’orario in cui dormire, e di conseguenza rimando l’orario in cui riprendo conoscenza.

Arriva ciclicamente, però, il momento in cui mi rendo conto del pezzo di società marcescente che divento in questi periodi di ozio incontrollato.
Più o meno lo schema è questo: OZIO – RABBIA – VITA PRODUTTIVA (repeat).
La rabbia è guardarsi allo specchio e schifarsi della persona che si è, del nulla che si rappresenta.
Spesso, questa rabbia produce depressioni momentanee con sintomatici sguardi persi nel vuoto e Black Sabbath a manetta mentre guido. Tipo oggi mentre andavo a fare ripetizioni di inglese, accorgendomi poco prima di suonare il campanello che oggi è lunedì, e faccio ripetizione martedì. Giusto per tornare a citare la mia perdita di contatti con la vita reale.

Bologna è la mia àncora di salvataggio: non perdona niente, a partire dal treno per arrivare a destinazione. Non perdona chi non paga l’autobus; non perdona chi non si iscrive agli esami. Non ti perdona, ma poi ti porta a far vedere il centro, ed è lì che capisci perchè non ti perdona. Perchè è giusto così: “le cose sono fatte bene solo in un verso, al contrario è sbagliato”.

Bologna ti vuole bene, è per questo che non ti perdona.

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2 Replies to “Cercasi validi motivi per non lasciarsi andare”

  1. Ciao 🙂
    direi che per uscire dal tuo (ri)circolo vizioso potresti iniziare dall’affrontare gli impegni rimandati, dal dare le risposte che gli altri vogliono (o meno) sentirsi dire, dal mandare quei messaggi (inutili, soprattutto quando sai che faresti molto prima davanti a un caffè) e dal fare quelle chiamate…. sempre che tu voglia farle davvero. Non ti conosco, ma hai un modo di scrivere e una prospettiva sul mondo particolari…
    Non sembri uno di quei ragazzini che si accontentano di guardare passare le nuvole dalla finestra, ma se il tuo mondo va avanti “solo” per le ripetizioni d’inglese del martedì pomeriggio forse dovresti iniziare a sognare un po’ di più… e non intendo dormire più ore… intendo sognare a occhi aperti… sognare un futuro per te… credo che non ci sia bisogno di dirti la solita storia “della vita che è difficile e nulla ti cadrai mai tra le mani dal cielo se non fai qualcosa per prendertelo”, però se hai un sogno o una meta o qualcuno da rendere fiero… beh, si, credo sia più facile andare avanti anche quando è difficile… Bologna potrà anche non perdonare, ma le persone che ti vogliono bene veramente perdonano sempre (e qui parlo per esperienza)

    Buon lavoro e non arrenderti solo perché non hai sentito lo “spirito natalizio” (quello lo sente solo chi crede.. per tutti gli altri sono solo luci che brillano e cene interminabili con la famiglia allargata… insomma, non è poi così fondamentale per vivere bene a questo mondo)

    MT

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