Digital divided (ovvero “Come sopravvivere un passo dietro a tutti”)

“Francesco, ma che figata…fammi provare a me!”
“Dopo, facciamo una vita a testa”
“Dove sei adesso?”
“Boh, questa parte non l’ho mai visitata…forse ci sono passato prima, non lo so ancora…”
“Attento cazzo! L’hai ucciso!”
“Guarda questo!” (guida sul marciapiede)
“Hahahahah guarda come volano! Le macchie di sangue! …oh! Oh! La polizia!”
“Ci ho messo un quarto d’ora ad andare da una parte all’altra della mappa, è gigantesca”

 

Questa è una scena tratta dal film “I miei ricordi”, prodotto dalla mia testa. E’ una scena in cui io e un mio amico giochiamo a GTA.

Vice City. Mica bruscolini.
Per me era una chimera. Guardavo giocarci nel 2005, tutti i miei amici ce l’avevano, e io l’unico pirla senza.
Quando l’ho avuto, è uscito San Andreas dopo tre mesi. Altra chimera che ho inseguito per ANNI interi. Il mio computer non lo supportava, non avevo la PlayStation e anche se l’avessi avuta non mi sarei potuto permettere il gioco. 
Arrivato San Andreas, ed innamoratomi del gioco, arrivano i capitoli “Stories”: Liberty City Stories e Vice City Stories. E poi GTA IV.

Ho comprato GTA IV quando è uscito il V, per dire la puntualità: sono sempre a circa un capitolo di distanza, e sottolineo il fatto che da un capitolo decente all’altro della saga di GTA passano almeno almeno 3 anni. Anni, di quelli fatti di dodici mesi, con 365 giorni, o 366 giorni se prendi l’espansione.
Resomi conto del mio digital divide con il resto del mondo, ne ho fatto una bandiera: tutti con l’ultima novità, e io più che sbavare dall’invidia sgranavo gli occhi davanti all’ultima caratteristica tecnica arrivata e poi, internamente sconsolato, guardavo l’orizzonte, pensando se e quando l’avrei avuto, continuando a fare la mia vita. 
(Mi ricordo ancora quando mi sono fatto entusiasmare dal fatto che i cellulari avessero lo schermo a colori)

Touchscreen? Chimera.
Internet mobile? Chimera.
Applicazioni utili? Chimera.
Andavo forte a figa mentre tutti chattavano su Whatsapp, almeno quello.

Fatto sta che mi piace ricordarmi lo stupore quando il fortunato di turno mostrava il GameBoy (NON COLOR) con la cassettina di Super Mario, tanto vecchia ma tanto vecchia che Luigi non era ancora entrato nel business con suo fratello Mario e faceva ancora il pizzaiolo invece di fare il vice in tutti i suoi giochini.

Non sto assolutamente imponendo una supremazia dell’obsolescenza digitale: a me piace questa era tutta informaticamente intuitiva, così facile da approcciare e che ti offre così tanto in termini di tecnologia, che è una cosa che ho sempre adorato e che ho sempre avvicinato con riverenza.

Mi piace ricordare di come non fossi MAI alla moda, tecnologicamente parlando.

Volevo la consolle e i videogiochi? Mi hanno comprato il NES, Nintendo Entertainment System. Nel 2002.
Volevo il fuoristrada Peg Perego? Mi hanno preso un tre ruote 50cc. Avevo 7 o 8 anni.

A un certo punto, ci fai semplicemente il callo. Hai il cellulare che non supporta neanche i video? Te lo tieni finchè non si disfa. Ti manca l’ultimo gioco del momento? Lo scarichi, altrimenti se non hai il computer adatto ti arrangi, guardi gli altri e speri che i tuoi amici a casa loro ce l’abbiano, così quando vai da loro ci giochi anche tu.

Non è mai stata una questione di povertà. E’ sempre stata una questione di principio, e allora io l’ho presa come una questione di principio. Un passo indietro, si vedono meglio le cose, i fenomeni di consumo.
Guardate gli iPhone. Fanno un modello all’anno e sono tutti uguali. E c’è gente che ne compra uno all’anno, per non rimanere indietro.

650 euro a botta.

No va be’, questo non è un post critico, non ne ho voglia…
Avrei voglia di una coccolina.

Una coccolina analogica. Quelle digitali costano troppo

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