Lo Zibaldone (ovvero: come bere e scrivere allo stesso tempo)

La possibilità di successo si infrange contro l’ottusità del pensatore che non sa agire, e che nella scala sociale ti sta sopra. A quel punto, tutto ti deve spingere verso la rivalsa, verso la rivoluzione, che sia essa minima o massima: minima qualora tu voglia solo rovesciare l’ordine stabilito in precedenza; massima, quando sei pronto ad uccidere l’ottuso, l’intralcio verso il successo.

PENSIERO PRIMO
L’incipit non deve trarre in inganno il lettore: non sto cercando di citare il pensiero di nessuno. Quello che dovrebbe essere, questo incipit, è una lettura della situazione attuale che si sta delineando con le persone con cui ho a che fare. Benchè anche io potrei essere soggetto a una sorta di “rivoluzione” come citata nell’incipit, poichè anch’io tante volte mi sono ridotto a pensare e riflettere anzichè agire, chiunque si sia trovato sotto di me avrebbe potuto o dirmi di levarmi dalle palle, o uccidermi. E’ il diritto naturale nella sua forma più elementare: chi pensa e non agisce è debole. Hai mai visto un cane o un leone pensare?

PENSIERO SECONDO
Non ho mai pensato di essere infallibile, o almeno nella mia recente maturità acquisita a suon di ceffoni morali penso di essere fallibile come neanche Papa Pio IX pensava di essere (infatti riteneva di essere infallibile: poi ha rischiato, da salma, di farsi buttare in Tevere da un gruppo di esaltati che gridavano “al fiume il papa porco”, e questa è una fine a cui non aspiro). Tantomeno, però, penso di essere ripugnante per quello che sono, faccio e per come appaio, tantomeno negli ultimi tempi.
(ATTENZIONE: nelle prossime frasi dovrò essere/sembrare vago)
L’unica cosa che mi farebbe desiderare davvero una storia decennale e oltre con una sola persona, è la persona stessa e le sue caratteristiche: bella (o media) presenza, intelligenza degna di una persona che possa girare per strada senza inciampare nella sua stessa anima. Citando i detrattori di Jimmy Carter, una persona che sappia fare due cose in una volta, tipo masticare il chewing-gum e camminare.
(A dire la verità, sarei un po’ più esigente per quanto riguarda l’intelligenza della persona che desidero al mio fianco, ma non è luogo nè modo per dichiarare tali desideri o aspirazioni.)

Devo ammettere di sentire di essere inadeguato per la maggior parte delle persone con cui ho a che fare. Arrivo sistematicamente al punto in cui mi guardo mentalmente allo specchio e mi sussurro: “Prima o poi, ti mollerà: non crederti arrivato al Nirvana. Tu stai bene, ma tutto questo finirà.”
E questo succede sempre, che io stia con la persona con cui desidero fare dei figli (è successo, ed è finita male); che io stia con la persona che stimo di più al mondo (è finita che, dopo due scopate, sono diventato per lei un fantasma); che io stia con la persona che mi piace di più tra tutte quelle che ho avuto prima di lei (è tornata con il suo ex perchè le mancava).

E’ caso comune che se tengo a una storia, questa deve finire in un tempo che non va oltre l’anno di durata.
Il problema, è evidente: sono io.

Che problema ho?
Non mi accontento mai, sono talvolta incagabile se la persona non mi interessa a pieno, se la persona mi interessa troppo risulto appiccicoso.
Bene, non ho la ricetta per la felicità. Sono cambiato tanto, e cambierò altrettanto se non di più nel corso degli anni, fino a che non avrò più i polmoni per alimentare il cervello. Ma fino ad allora, e fino a che non avrò risolto il problema, mi chiedero cosa c’è di sbagliato in me.

PENSIERO TERZO
E’ logico e ovvio che con l’inizio della mia stagione preferita io debba sentire l’impulso violento di parlarne.
Autunno, dai senso a tutto ciò che di romanticamente significativo c’è: la musica in macchina; le felpe calde e i cappucci tirati sulle frange tagliate di fresco; le scarpe pestate nelle pozze sporche di fango e foglie, che buttano al naso, più che un odore, una sensazione.
L’autunno ti porta a guardare gli edifici con uno sguardo grigio, torvo. Tutto diventa color seppia.
Il cielo ti sussurra: copriti.
Non si vede persona scoperta: rinasce il pudore. L’autunno è retrogrado anche in quello: lo scoprirsi è sintomo di volersi scoprire, non più di necessità per combattere il caldo. Se ti scopri, c’è un motivo. Se ti togli la felpa, o è per seduzione, o per follia. In parte questa regola vale anche per l’inverno, ma l’inverno è poetico solo per chi vuole vendere dischi di natale.

La musica in macchina acquisisce significato, foglia dopo foglia caduta sull’asfalto, pozza dopo pozza pestata con le gomme anteriori.
I pub, dopo sei mesi tondi, tornano ad avere un senso. D’estate, il pub è la fornace in cui si beve birra. D’autunno, il pub è il rifugio dove si beve birra. Preferite una fornace o un rifugio?

So bene che per molti dei lettori l’autunno è sintomo di terribili mal di pancia scolastici. Passati quegli anni, cari amici, avrete sensazioni che, per farvi capire, definirei “da foto su Instagram”.

Oh santo dio in cui non credo, dammi la possibilità di godermi quanti più autunni possibili.
Concedimi quante più facoltà possibili di descriverli, a me per gli altri.
Dammi tutti e cinque i sensi, per commuovermi davanti a cotanta beltà.
Così sia.

Write drunk; edit sober

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