Vale

Nel cortile dove una volta sorgeva la casa dei miei nonni paterni ho scorto, pochi giorni fa, un piccolo presepe automatico in gesso, di quelli che hanno una piccola fontana all’interno a ciclo continuo, in modo che una volta acceso, dietro le piccole figure della Sacra Famiglia, si possa ammirare il minuscolo sgorgare scrosciante di poche gocce d’acqua da tre o quattro fori, nascosti dalle decorazioni scolpite nel gesso.

Ho trovato il presepe a faccia in giù, in mezzo all’erba a tratti alta, a tratti mangiata dal sole e dall’incuria, a una decina di metri dal perimetro di quella che era la casa dei miei nonni paterni. All’appello della Sacra Famiglia manca San Giuseppe, disperso nella caduta del suo quotidiano vivere, cioè quella stampa di gesso di dubbio gusto e qualità.

Il presepino è recente; risale a Natale 2011, o meglio: Natale 1 a.T.. Natale dell’anno uno, avanti Terremoto.

L’ho preso in mano, gli ho dato una ripulita con una manata, ma sapevo già dopo una prima occhiata di cosa si trattasse. Quel presepe era considerato alla stregua di un gioiello, da mia nonna; lo faceva andare, guardando il bambinello con i genitori, l’acqua tinta da tre led colorati e una musichetta natalizia a completare lo stucchevole quadretto di gesso.

Cosa vale, uno stucchevole quadretto di gesso, per chi come me non crede? Niente, nonostante abbia un debole per i presepi con i cicli continui di acqua: quello scrosciare costante mi ha sempre incuriosito tantissimo, come il “come funziona questa cosa?”.

Cosa vale quel quadretto di gesso per chi lo faceva vedere a tutti gli ospiti, a tutti i parenti, con un orgoglio spropositato? Ora, nulla: neanche si ricorda di averlo perso.

Ha perso la casa. Ora il presepino è in salotto a casa mia, e presto lo restituirò a chi lo ha tanto idolatrato. Ma ogni volta che lo guardo, senza San Giuseppe e senza uno spigolo, magari perchè caduto nella fuga dal Mostro, penso a quanto fosse importante, e alla sua importanza ora in relazione a tutto quello che di importante, in senso negativo, è successo.

Vale molto l’esperienza, niente di più. I ricordi fanno male, le persone fanno male, le catastrofi fanno male, ma prima o poi tutto si dimentica. Un amore, una sconfitta, un lutto, la perdita di una casa. Figurarsi un presepe, che per quanto fosse importante mentre lo accendeva e lo ammirava con gli occhi lucidi di gioia e orgoglio, non è una casa, e mai lo sarà.

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