Manifesto della Nuova Onda Culturale

Ragazzi, passate ogni tanto un po’ di tempo a pensare a cosa tenete davvero?

Vi capita mai di riflettere, perdervi con gli occhi nel vuoto, pensando “Cosa significa tutto questo”? Sentirvi impotenti, non vedere occasioni per autodeterminarvi, non distinguere spiragli nella vastissima tela opaca che copre l’utopia chiamata futuro?

Non c’è bisogno di usare parole ardite per spiegare quello che proviamo tutti: la sensazione di oppressione e delusione verso tutto quello che esiste è palpabile in ognuno di noi. I progressi tecnologici ci danno potenzialità infinite di comunicazione tra pari, e specie in Italia le nuove tecnologie e la rete internet è in mano agli under 30: nonostante la rete sia per natura un mezzo inclusivo all’ennesima potenza, ci troviamo sempre tra coetanei. Internet viene usato al limite come pozzo d’informazione da parte dei mezzi di comunicazione tradizionali, o come giochino d’intrattenimento da parte di personalità che hanno carriere in televisione, da parte di giornalisti che sperimentano nuove frontiere dell’onanismo di gruppo. Tutto è lecito, tutto è possibile, e così deve rimanere: più che democrazia digitale, si può parlare di anarchia digitale, dove in molti provano a stabilire metodi di partecipazione democratica, organizzazioni impalpabili e digitali che permettano di esprimere un parere e costruire un progetto comune, che sia esso politico o aziendale.

Nonostante Internet sia un mezzo potentissimo, lo usiamo solo per divertirci, svagarci, scaricare applicazioni, mandarci messaggi. Non lo usiamo per condividere idee nuove, nostre, che non siano copia-incolla da personaggi famosi, da link stupidi pubblicati su Facebook dal primo adolescente con sbalzi ormonali. Non ci sforziamo più di pensare, di avere una nostra opinione, di formare la nostra mente in modo da diventare ognuno indipendente dai mass media, dall’opinione impostaci dalle televisioni, dalle multinazionali. Adesso siamo solo un’oceanica massa di clienti da soddisfare: ma i nostri bisogni sono dettati dagli stessi soggetti che ci offrono i modi per soddisfare i finti bisogni.

I mezzi di comunicazione di massa sono le più importanti agenzie pubblicitarie esistenti: fanno in modo che noi recepiamo i messaggi delle aziende, il più delle volte subliminalmente.

Il vero problema è che a una maggioranza schiacciante di coetanei, e in generale alla popolazione, non cambia niente essere strumenti di profitto piuttosto che partecipanti a un insieme democratico decisivo per le sorti comuni. Il “vivacchiare” è diventato l’ordinario vivere, il sopravvivere ci è stato imposto come sostituto della scalata sociale.

I movimenti di protesta attualmente esistenti esauriscono il loro potere propositivo dopo pochi mesi di presa di coscienza collettiva, spesso non perchè i promotori dei gruppi protestanti finiscano di portare avanti le proprie istanze, ma perchè tutto il movimenti viene dimenticato dall’opinione pubblica e archiviato dai mezzi di comunicazione di massa, marci organismi che favoriscono il profitto all’ideale.

Il fatto è che non serve un movimento di protesta. Non serve più a niente protestare, nè contro una persona o un partito, nè contro lo Stato visto come fallimento del progetto di comune crescita del popolo, dal punto di vista culturale, intellettuale ed economico. Serve in questo momento, da questo periodo, un nuovo modo di pensare, di ragionare. La protesta non serve, è vista sempre come una forza distruttiva, non propositiva.

Quello che serve all’Italia è un modo diverso di pensare. L’ispirazione deve venire dalla forza del Sessantotto, ma senza idealismi ormai sorpassati da qualsiasi paese occidentale. Non abbiamo bisogno degli insegnamenti della Rivoluzione Russa, non abbiamo bisogno degli insegnamenti delle dittature di stampo totalitario, o meglio: possiamo trarre gli stessi insegnamenti dalla prima, dai secondi, come dagli imperi di Carlo Magno, di Napoleone, o da Oliver Cromwell, o da Cola di Rienzo. La Storia è importante e nessun insegnamento è definitivo: il ‘900 ci ha insegnato a dubitare degli idealismi, delle ideologie. Non abbiamo bisogno nè di fascismo, nè di comunismo, nè di nessuna religione. Come da insegnamento di Benedetto Croce, l’uomo moderno può e deve vivere senza religione rivelata, positiva, mitologica. E così come il cattolicesimo e qualsiasi altra religione, anche le ideologie, se prese nella loro parte di tentatrici delle masse, sono religioni, i cui dèi sono i pilastri delle tali ideologie. L’uomo moderno non ha bisogno di questo.

Il ragazzo di oggi deve ritrovare il piacere di aprirsi al prossimo, di condividere il proprio pensiero ed ascoltare il pensiero altrui. Tutto questo si è perso, perchè è la falsità, l’odio indiscriminato e l’egoismo che sono diventati fari nascosti, modi di vivere, regole di vita, per un senso comune del sopravvivere, e sopravvivere è anche questo: cercare di fregare il prossimo, strappare l’opportunità altrui di salire di un gradino lungo la scala sociale, anche se momentaneamente, anche se futilmente.

La nostra Italia, stato frustato e frustrato, con potenzialità come nessun altro al mondo, ma senza la forza di modificare sè stessa, per noia, egoismo di massa, menefreghismo, stupidità, poca cultura e ignoranza diffusa. Quello di cui c’è bisogno è di una nuova gioventù che abbia il bene comune come unico obiettivo.

Cos’è il bene comune?

Senza essere banale, il bene comune deve essere lo sforzo individuale di trovare un equilibrio generale, che significa sforzarsi giornalmente di non pensare solo a sè stessi, ma realizzare che ogni cosa che si fa, ogni azione svolta, ha una conseguenza su altre persone o sul patrimonio collettivo. Scendendo nel banale, buttare la carta per terra ti libera della carta, ma costringe uno spazzino a raccoglierla, come costringe chiunque passerà di lì a non vedere la pulizia data da uno sforzo comune. Altro esempio calzante è il pagamento delle tasse. In linea di principio, se ognuno di noi non fosse culturalmente spinto a pensare che pagare le tasse è stupido, dalla dichiarazione dei redditi alla più banale tassa che si può evadere, lo Stato avrebbe tante più risorse in più, anche possibilmente per abbassare il carico fiscale su chi ha reddito o chi lavora. E’ tutto collegato.

Ma questa non vuole essere una lezione di educazione civica, dato che di maestrini è pieno il mondo.

Questo vuole essere un Manifesto per una nuova corrente culturale che spinga a dire “faccio parte di un movimento vivo, una Nouvelle Vague”, che renda speranzosi in una voglia collettiva di produrre qualcosa di buono da questi anni difficilissimi sotto tantissimi punti di vista.

Vorrei davvero vedere nuove correnti musicali nate da questa voglia di rinnovarsi, di svecchiare; correnti pittoriche nuove e non controllate dai galleristi o dagli affaristi, ma solo da persone che sentono dentro la voglia di esprimere un nuovo modo di concepire la realtà. Musica e arte visiva e concettuale devono essere i nostri arieti per sfondare il muro che hanno costruito intorno alla nostra generazione, e che ci impedisce di vivere, di respirare l’aria del progresso, del Cambiamento con la c maiuscola, come ogni generazione prima di noi ha fatto: dalla Rivoluzione francese, ai moti del 1820, a quelli del ’48, il Risorgimento e le lotte d’indipendenza italiane spinte da ideali meravigliosi come sono tutt’ora la voglia di vivere sotto un unico Stato che sia lungimirante (e che non lo è mai stato, così lungimirante), fino ad arrivare al Biennio Rosso, le Suffragette, le Rivoluzioni che si sono susseguite nella prima metà del secolo scorso in tutta Europa, e poi il Sessantotto, il Settantasette, e come questi tantissimi altri movimenti di massa montati da giovani che, con ideali o meno, avevano voglia di scardinare il vecchio e montare il nuovo, produrre una nuova Umanità bellissima e gioiosa (certo, non sempre ci sono riusciti, ma ci hanno sempre provato fino alle estreme conseguenze)

E’ ora di cambiare, senza violenze di nessun tipo, questo stallo terribile. La gioventù italiana non può vivere in una miseria culturale come negli ultimi trent’anni. Bisogna cancellare i miti della televisione, togliere a chi ha avuto il monopolio del pensiero  fino ad adesso la possibilità di soggiogare le menti con campagne generali di intontimento di massa. Abbiamo bisogno di aria, e se non ce la prendiamo noi insieme nessuno ce la darà mai.

Tutto ciò che vi viene proposto è una modifica della realtà: andate alla fonte dell’informazione, per cercare la versione più pura della realtà.

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