Un giorno migliore

Assemblea, premiazioni. Seduto, in mezzo alla gente. Con la coda dell’occhio, controlli se una donna e una ragazza continuano a guardarti o se è solo un effetto ottico. E’ sicuramente un effetto ottico.

Albi è con me. La responsabilità è alta: non abbiamo la nostra faccia, oggi, ma quella di più di venti persone, tutte in due.

Le parole pesano, se ti porti il peso di un progetto in cui credi tu e altre centinaia di persone.

“Ed ora, per la categoria Speciale, vogliamo parlarvi di una storia…”

Intuisci all’istante: parla di Radio 5.9, è ovvio.

Video, presentazione a voce, luci. “…per i ragazzi della radio sono venuti due rappresentanti”; non aspetti, alzi la mano. Non siamo a scuola, ma è un gesto universale.

Tre donne all’unisono: “Bravi!!”, sorridendo. Sorrido, smagliante io e il sorriso, saluto io con la mano, con quattrocento dita – non solo le mie, ma quelle di tutti i ragazzi, speaker registi e ascoltatori. Alzandoci calamitiamo gli sguardi, applausi sinceri. Li senti dal calore, dal rumore.

Scherzi, là davanti, sulla posizione da prendere. Imprevisto: “ti sei qualificato come speaker, parla!”, sorridono tutti, hanno simpatia per Radio 5.9, ma è la prova del nove.

“Com’è nata la radio? Cos’ha spinto i ragazzi a prendere l’iniziativa?”

E’ da un po’ che non parlo con un centinaio di persone davanti…

“La radio è nata come iniziativa dei ragazzi a cui ci siamo uniti a gennaio, come stimolo e carica, per avere un orizzonte comune, per ripartire da un pantano in cui la nostra generazione si è trovata. Un pantano da cui è difficile uscire: ma a vedere gli imprenditori che sono qui e che avete presentato oggi, viene da pensare che ce la possiamo fare, ce la dobbiamo fare.

Ce la faremo.”

Applausi (applasui?). Tanti. Dei “bravo” volatili che ho colto col retino dell’ego.

Il testo del discorso, non me lo ricordo tutto, questa è un’ampia sintesi. Andare a braccio è mio difetto, perchè poi non so come autocompiacermi di quello che dico. (ma vai a cagare)

Il discorso continua, Albi parla della trasmissione. Nessuno di noi cade nella trappola del pubblico: non temiamo, da buoni entertainers, i visi altrui. Tiè, paura.

Tornando, poi, metti su i Lunapop. “Un giorno migliore”. Non fai che pensare a quel discorso a braccio, al pantano, alla visione comune, a tutti quegli imprenditori che ce l’hanno fatta, che hanno mercato in tutta Europa.

Ragazzi…che strana, che è la vita! Un giorno pensi di essere un fallito del cazzo, capace solo di succhiare soldi, incapace di trovare motivazioni da quel poco che la vita passa. Dopo pochi mesi parli davanti a un centinaio di persone, che poi applaudono felici, e si rivedono in quello che fai insieme a tante altre persone.

Non cedete mai alla negatività: usatela solo come contrappeso. Pensate sempre che domani potrebbe essere il vostro giorno migliore. “Mai demordere” deve essere l’unico comandamento.

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3 Replies to “Un giorno migliore”

  1. Carissimo Ruben ogni persona pensa di valer nulla e di non essere utile, ma questo è un nostro schema in cui ci richiudiamo per paura di affrontare il minimo ostacolo e per comodo, ma se solo ogni persona fosse cosciente del valore enorme che Dio ci ha dato e ci da ogni istante, tutti potremmo lottare lieti perché con un amico Cristo che è morto per amore nostro e ci perdona ogni banalità, voglio dire non esisterebbero i se, i ma e i però, anzi uno sarebbe felice di lottare! Accade anche a me, ma sono talmente certo di essere amato e perdonato che sono lieto di lottare! Dai coraggio che la paura viene vinta da Cristo, che ha vinto la morte… Io mi sono veramente affezionato a chi crede in questo splendido progetto, quindi a tutto lo staff! Anche se conosco di vista pochi di voi (e magari alcuni non mi sopportano, e ci sta), vi voglio veramente bene… Mi rincuora questo stare totalmente ad un desiderio e apre un desiderio di uno stare veramente a ciò che si desidera.. Grazie per questa sfida, è una ottima riflessione!
    Vi abbraccio con tutto il cuore e in bocca al lupo per tutto.
    Alberto

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