Sarebbe bello

Tutte le volte che arrivo a Bologna, uscendo dalla stazione, vengo pervaso da un’aria di follia mista a spirito di iniziativa che è l’essenza stessa di Bologna.

Tanto che ogni volta che passo di fianco a un fioraio interrompo il mio flusso di coscienza per pensare che potrei entrare, prendere una rosa, e poi lanciarmi con dolcezza e fermezza verso la ragazza più bella che mi capitasse davanti, per regalargliela e vedere la sua reazione.

Poi tiro dritto, e tutto sfuma. Sarà la primavera, però, e non mi è ancora passata questa malsana idea di romanticismo malato.

Le storie più belle iniziano così. Poi, però, c’è un difetto grave: ci si conosce e si inizia ad odiarsi. Sarebbe bello, stare insieme e non conoscersi, sapere solo il meglio, ignorare tutto, amare un’immagine. Magari la prima immagine che hai di una persona che, da sconosciuta, ti offre una rosa in via Zamboni, o in Largo Respighi.

Farnetico, ma il sole mi ha scosso: non mi ricordavo più come fosse fatto

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