Curve a gomito

Curve a gomito

“Sei tu…Ruben?”
Sento la voce, flebile ma pastosa, non riconducibile a donna nè uomo, a due passi dietro di me.

Non mi volto in tempo da solo, che questo mi ha già girato con una mano sulla spalla e mi ha tirato un ceffone con l’altra, a piena mano, con le ultime falangi sulla tempia e il palmo in piena faccia.

Prima di poter reagire, un altro.
E un altro ancora.
Un continuo, tre. Quattro.

Non pago, mi offende: sono circondato da tuoi conoscenti che, impietriti, assistono alla scena. Non possono fare nulla, assistono.
Perchè sanno che tocca, dopo di me, ad ognuno di loro. Sperano che la furia passi oltre, ma dentro di loro sono rassegnati.
C’è chi, rassegnato, ride. Sghignazza, divertito dal fatto che sì, prenderà schiaffi in faccia, finirà in ginocchio, ma non come me, che intanto ho perso il conto degli schiaffi e pugni in testa, che mi sono arrivati.

Ho solo la forza di chiedere “perchè io? Ho fatto qualcosa per meritarmi questo?!”

Lui se ne va, cammina tranquillo verso il prossimo, dietro di me, che assisteva alla scena del mio pestaggio, e che non fa nulla, e dico nulla, per spostarsi, scappare, reagire.

Non può.
Non potevo neanch’io.

Sono sicuro che in un’altra realtà, dentro ognuno di noi, tutto questo succede quando si sperimentano momenti che non sono definibili.
Arriva uno, non lo conosci. Ti piglia per una spalla e ti pesta. Spiegalo tu, il perchè.

E spiega tu, il terremoto. Spiega tu, i ragazzi che rimangono orfani da un giorno all’altro. Spiega perchè perdi il lavoro, perchè sei nato in un periodo storico in cui lavorare è più difficile, e certe volte meno dignitoso, che dare via il culo.

Arriva semplicemente uno e ti pesta l’anima, ti sventra con un coltello e appende le interiora attorno al lampione.

Perchè?

Non c’è una risposta, sono concatenazioni di eventi.
Ognuno di noi guida in un autoscontro, ma è come se invece della macchinina due posti con le protezioni avessimo dei pattini che ci portano a caso in giro per la pista: dove finirai fra due minuti? e adesso, come hai fatto a schivare quelle due persone che si sono scontrate e adesso sono a terra sanguinanti? come fai a sapere se sbatterai lo stinco contro una colonna o se sbatterai la testa contro un’altra persona?

Ti adatti, e dici “ok, c’è da prendere quello che viene, accettiamo che queste merde di pattini ci portino ad ammazzarci contro qualcuno”.

Però cambi dentro, a ogni scontro, a ogni infortunio, a ogni incidente, a ogni frontale contro altre tre persone. Ogni volta che finisci per terra, non sai se ti metti in piedi: i pattini vanno anche se sei per terra, e se non ti alzi perchè non riesci a metterti in piedi in tempo sfreghi la faccia, i gomiti, ti disfi.

Cambi, maturi. Ogni esperienza fa brodo, ogni cosa che succede, un minuto dopo l’altro, ti fa fare una curva a gomito interiore, una svolta decisa. Ma verso dove?

Devi deciderlo tu: cambi modo di proporre te stesso? Cambi approccio verso le persone? Modifichi il tuo stile?

Ho preso un po’ di botte, come molti, mi sono rialzato piano piano e ho cambiato tantissimo. Molti l’hanno fatto, ho capito anch’io che era la curva giusta.

(“Tutto questo per dire che hai cambiato la camera?!”)

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